Avete presente quando, mentre state facendo qualcosa, vi viene in mente una cosa di cui avete bisogno e allora, in un men che non si dica, smartphone alla mano – o adesso, dopo esservi schiariti la voce, un bel “Ehi, Google …” – la digitiamo nella barra del motore di ricerca?

Questi istanti, che danno vita ad una cronologia molto bizzarra e variopinta, sono, il più delle volte, il primo touchpoint da considerare nel buyer journey. Google li ha chiamati “micromomenti”, e mano a mano che passa il tempo acquisiscono sempre più rilevanza in ottica marketing.

Infatti, la considerazione che il bisogno possa esprimersi in un istante qualsiasi e anche in maniera molto confusa (altro che Long Tail, certe query meriterebbero un nome a parte) fa capire che:

  • bisogna pensare sempre, prima, mobile first;
  • bisogna lavorare di fino con la SEO per ottenere un buon posto in SERP

Non tutte le richieste di aiuto a Google sono uguali

Ma andiamo per step: cerchiamo prima di distinguere alcune categorie di micromomenti, in base a come formuliamo i nostri “bisogni”.

Want-to-know

Sono le quattro del mattino, non riesci a prendere sonno e un dubbio ti assale. Allora, per trovare una risposta ai tuoi interrogativi, chiedi a zio Google:

« I pinguini hanno le ginocchia? »

Questo è un tipico – tipicissimo per me, che col sonno ho un rapporto particolare – want-to-know moment. In pienissima fase esplorativa, con Alberto Angela che mi frulla in testa, cerco informazioni, nel mio caso, per soddisfare una curiosità.

Per fare un esempio più da buyer journey, dopo che passa l’annuncio TV di Vodafone che propone un nuovo piano tariffario ricco ricco di giga, potrei cercare informazioni extra col mio smartphone.

Want-to-go

Sono appena stata in ferie, in Liguria, e volevo fare un’escursione in Mountain Bike. Così, il tempo di sbloccare l’iPhone e ho cercato i tour organizzati nelle mie vicinanze. 

«Escursione in Mountain Bike San Bartolomeo mare »

E taaaaac tempo venti minuti ho prenotato la mia gitarella nell’entroterra ligure. Un classico want-to-go moment, il micromomento durante il quale l’utente ricerca un negozio o un’attività vicina ma, soprattutto, un momento nel quale l’intenzione di acquisto è già marcata.

Farsi trovare in questi casi è fondamentale: SEO e SEM power!

Want-to-buy

Vi è mai capitato di sapere esattamente cosa stavate cercando e, quindi, di fare una query del tipo 

«Biglietto terme valle d’aosta» ?

Un want-to-buy moment: sappiamo perfettamente cosa cerchiamo e sappiamo che vogliamo acquistarlo. Non c’è ricerca, esplorazione: si va dritti verso il compimento del buyer journey.

Want-to-do

La vacanza mi ha portato ha fare un bell’aperitivo in casa, in attesa di uscire. Birre nel carrello, una volta rincasata mi sono accorta che non c’era un cavatappi. La soluzione? Me l’ha suggerita Wiki How dopo una super ricerca che più o meno faceva così

«Come aprire birra no cavatappi »

I rebbi di una forchetta mi hanno salvato la serata, ma di metodi per aprire una birra senza cavatappi ce ne sono davvero più di quanti non possiate immaginare, addirittura 28 secondo questo articolo.

By the way, questo micromomento era un want-to-do moment: cerchiamo informazioni operative e non conosciamo la relazione con un eventuale acquisto. Siamo nelle parti alte del funnel, qualcuno deve ancora intercettare il nostro bisogno e proporre soluzioni.

Se nella vita ti sei già trovato in queste situazioni, sai quanto sono frequenti.

From a markettaro view-point

Da marketer, come studiare una strategia ad hoc per intercettare l’utente in ogni micromomento e portarlo alla tua soluzione?

Il primo passo è sicuramente mappare tutte le possibili ricerche e i momenti nei quali vengono effettuate: l’utente è vigile, concentrato solo sullo smartphone, o sta attraversando Corso Buenos Aires, in mezzo ad una comitiva di turisti?

Dopodiché, fai tutto quello che puoi per posizionare su Google, tramite SEO e SEM (qui la nostra guida base), i tuoi articoli nei primi risultati della pagina di SERP (la seconda pagina non ottiene neanche il 5% delle visite della prima… e già il terzo risultato sulla prima pagina riceve appena l’11% di click!).

Non dimenticare, poi, di creare una strategia coerente e unitaria, di modo che l’utente possa percepire l’unitarietà dei servizi da te offerti: l’immagine che si crea con la comunicazione è comunque una e una sola.

Infine, traccia tutto quello che puoi: moli di dati che, se ben processati, diventeranno il tuo più prezioso alleato per catturare l’utente in tutti i suoi micromomenti, a partire da quanto non sa come cuocere le lasagne e il tuo blog ha la soluzione che sta cercando!