Leggendo un articolo di Awario su come le organizzazioni no-profit dovrebbero usare i social media, mi sono resa conto che seguo tantissimi i progetti del Terzo Settore ma sono davvero pochi quelli che hanno una comunicazione online davvero efficace.

Tra i pochi, c’è ad esempio Action Aid che grazie ai The Jackal ha fatto una piccola rivoluzione, specialmente nel tone of voice delle classiche campagne di fundraising.

4 best practices per comunicare sui social media nel mondo no-profit

Il tema della comunicazione per il mondo no-profit è molto delicato, perché spesso manca il budget per un social media manager o per un professionista e non si sa come trarre vantaggio dalla presenza sui social. Organizzazioni come Ong 2.0 si occupano proprio di formazione su ICT e comunicazione per la cooperazione internazionale con webinar e master.

In questo articolo vogliamo presentarvi alcune best practices per gestire i canali social della vostra no-profit.

1) Usate la strategia delle 3 A

Creare contenuti nuovi è sempre la parte più difficile, ma per comunicare la vostra no-profit seguite la strategia delle 3 A.

  • Appreciation: dedicate alcuni post alle persone che vi supportano con l’obiettivo di stimolare un’azione precisa, ad esempio parlate dei donatori se volete aumentare le donazioni, presentate i volontari se volete coinvolgere più persone o date spazio agli stakeholder per nuove partnership. Vale sempre la regola che metterci la faccia funziona sempre.
  • Advocacy: parlate del problema che state cercando di risolvere, non semplicemente del vostro progetto, educate e informate il vostro pubblico.
  • Appeals: non dimenticatevi delle call to action attraverso bottoni sul sito, sticker sui social, per ottenere delle vere e proprie conversioni, come raccogliere un nuovo contatto o facilitare le donazioni.

2) Diventate esperti sul tema

Rispondete alle domande del vostro pubblico sui social usando i box delle domande nelle Storie Instagram o durante le dirette su Facebook e Instagram, oppure scrivete dei post how-to spiegando a chi vi segue come fare qualcosa, come banalmente spiegare i passaggi per donare sul sito. Raccontate come vi approcciate alla cooperazione o al tema che vi sta più a cuore.

Potete anche lanciare una campagna di sensibilizzazione su problemi umanitari o tematiche internazionali con un hashtag che possa diventare virale, come #blacklivesmatter o #metoo, mettendo la vostra organizzazione al centro dell’attenzione mediatica.

murales sui diritti umani

3) Raccontate le vostre storie e quelle dei beneficiari

Al pubblico piacciono le storie vere, quindi raccontate la storia personale di qualcuno del team o la storia di come è nata la vostra organizzazione. Potete creare una serie di post “a puntate” oppure raccogliete nelle Storie in Evidenza su Instagram le storie su una stessa tematica. Con i social potete dare voce anche ai vostri beneficiari e a temi che i media non trattano. Per coinvolgere direttamente il pubblico invece condividete sui vostri canali contenuti creati dagli utenti (UGC = user generated content).

4) Create relazioni online

Attraverso i social potere iniziare nuove collaborazioni con potenziali stakeholder, commentando i loro post o scrivendo un DM, facendovi notare in qualche modo. Questo è un ottimo modo anche per scovare influencer (ruolo che una volta era dei testimonial) che vi possono aiutare ad ampliare il vostro pubblico promuovendo ai propri follower il vostro progetto o collaborando direttamente con loro in qualche progetto sul campo.

Prendete spunto da altri progetti, come la partnership tra la fotografa Sara Melotti in Myanmar con Terres Des Hommes oppure il progetto di Human Safari e TripTherapy che sono stati in Nepal per la nuova foresta di Treedom.

Ricordatevi sempre il giusto tone of voice

Ci sono tanti modi per raccontare il mondo delle no-profit, tanti linguaggi da utilizzare, alcuni corretti altri più controversi. Il consiglio finale che vogliamo darvi però è di trovare il giusto tone of voice per dare valore al vostro progetto e alle vostre azioni, rispettando i vostri beneficiari, che siano bambini africani, famiglie in difficoltà, popolazioni locali o ragazzi con disabilità.

Anche in questo settore c’è modo e modo per raccontare le loro storie e la comunicazione può fare la differenza per cambiare i pregiudizi e i preconcetti del pubblico.