“Ti piace? L’ho fatto io!” e tu lo guardi e menti spudoratamente complimentandoti perchè in realta stai guardando una vera schifezza. Vi è mai successo? Ok, domanda retorica, sicuramente vi è gia capitato di trovarvi in una situazione simile. Infatti, come spiega Dan Ariely nella sua Ted Talk Cosa ci fa sentire bene riguardo il nostro lavoro, è insita nella natura umana la tendenza ad attribuire alle cose costruite da sé più valore di quanto davvero non ne abbiano. Dan Ariely insegna psicologia ed economia comportamentale alla Duke University e, insieme a Michael I. Norton e Daniel Mochon, ha approfondito questo principio, portandolo su una prospettiva economica, nasce così il bias cognitivo chiamato effetto Ikea.

Cosa vuol dire?

Pensateci bene: i mobili Ikea sono carini o accettabili o insomma, quel che vi pare, ma sicuramente non sono incredibili pezzi di design. Eppure abbiamo tutti un Kallax o una Billy che ci guardano da un’angolo della casa e che ci piacciono tanto. Li troviamo più belli di quanto non siano perché ce li siamo montati da soli, perché sono il frutto del nostro sforzo. La grande forza di Ikea sta in questo caso nella capacità di coinvolgere il consumatore.

Ancora non mi credete? Siate onesti, io vi vedo tutti in casa a panificare e sfornare pizze, che anche se sono primi tentativi sembrano davvero molto buoni. Non voglio mettere in dubbio le vostre attitudini culinarie, ma se siete stati abbastanza fortunati da aver trovato il lievito (che poi si trova poco perché poverino, ha bisogno di tempo per crescere) allora siete diventati subito mastri fornai. E magari anche imbianchini professionisti, se proprio vi e andata male. La soddisfazione aumenta nel vedere il risultato finale se avete fatto tutto voi.

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Ikea e altri esempi

È dai tempi dei primi preparati per torte che i produttori hanno capito in breve tempo che vogliamo le cose comode, ma allo stesso tempo vogliamo avere la soddisfazione di credere di aver fatto tutto noi, così ci lasciano aggiungere le uova al composto prima di infornarlo. 

Allo stesso modol’Ikea ci fa montare i mobili, e noi torniamo a comprarne altri, perché sentiamo la casa più nostra credendo di averla arredata senza aiuto alcuno. Build a bear ci fa costruire e customizzare il nostro teddy bear da zero (lo ammetto, ne ho uno anche io) alzando i prezzi in tutta tranquillità, perché il nostro peluche preferito non ha prezzo, per non parlare dei Lego, i mattoncini colorati che ci accompagnano per tutta la vita, che sono stati utilizzati da Ariely per i primi studi sull’effetto Ikea e oggi sono diventati anche oggetto di challenges su Instagram

Effetto Ikea e UX

Insomma, non è una grande scoperta, ma anche questo bias cognitivo ci porta verso la conclusione che rendere protagonista l’utente migliora la User Experience. Per poter sfruttare l’effetto Ikea è bene però riuscire a mantenere un buon equilibrio: se il contributo richiesto sembra irrilevante o, al contrario, lo sforzo da fare e esagerato, non riusciremo a coinvolgere bene il nostro utente. La regola d’oro da tenere a mente diventa allora minimo sforzo, massimo contributo percepito.