Lo so, lo so. Siamo in quarantena e ci hanno stufato le belle parole a riguardo (anche le brutte, a dir la verità) ormai le abbiamo già sentite tutte. Però vorrei chiedervi qualche minuto per fare una riflessione insieme. Ho tanto tempo a disposizione in questi mesi, vuoi o non vuoi ne abbiamo tutti. Tra le diverse cose che mi sono messa (o rimessa in questo caso) a fare, c’e quella di andare alla scoperta del vastissimo mondo delle TED Talks. 

I pro e i contro della vita digitale

Tra le playlist che riguardano la comunicazione e i social ce n’è’ una che ha catturato la mia attenzione, si intitola I pro e i contro della vita digitale. Passo rapidamente i titoli e poi mi soffermo su un video in particolare.  Siamo nel 2012 e sul palco c’è Sherry Turkle, sociologa e psicologa statunitense che si occupa di studiare le relazioni tra tecnologia e genere umano e come una influenzi l’altro. Durante questa talk la psicologa condivide le riflessioni che seguono un suo studio su come lo spostamento che le persone stavano avendo verso il virtuale avesse un impatto sulle loro relazioni interpersonali.

https://www.ted.com/talks/sherry_turkle_connected_but_alone?referrer=playlist-our_digital_lives

Connessi ma soli?

Le persone, sostiene la Turkle, vogliono essere insieme ma anche da altre parti; vogliono avere la possibilità di controllare dove direzionare la propria attenzione. Se, ad esempio, vado ad una riunione aziendale, posso prestare attenzione solamente alle parti dell’agenda che credo mi riguardino ed essere virtualmente da qualche altra parte nel resto del tempo grazie al mio smartphone. Non so quanto capiti a voi, ma a me ormai succede che anche durante una serata tra amici arrivi il momento in cui siamo tutti insieme ma ognuno rimane nella sua bolla, estraniandosi dall’attività e dal discorso del gruppo.  Le persone sono felici di poter essere né troppo vicine né troppo lontane alle altre. Se siamo troppo vicini e ci annoiamo, possiamo estraniarci prendendo in mano il telefono. Con lo stesso gesto, però, possiamo anche coprire distanze geografiche ed essere subito in contatto con qualcuno: insomma, una distanza perfetta. Ogni opzione é sempre a portata di mano.

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Cosa c’è di sbagliato nell’avere una conversazione? 

La psicologa racconta di quanto i suoi intervistati fossero quasi terrorizzati all’idea di avere una conversazione di persona. Quella delle chat, delle frasi ben dosate, è una conversazione studiata, più semplice da affrontare se calcolata nel modo giusto. Le conversazioni faccia a faccia, invece, sono quelle difficili: richiedono attenzione e svelano la nostra vera identità perché accadono sul momento, quando non possiamo pensare due volte al messaggio che mandiamo all’altro. Scegliere le giuste parole è più semplice quando possiamo cancellarle e riscriverle prima di farle avere all’altra persona: è comodo ritoccare chi realmente siamo e diventare chi vorremmo essere, senza sforzi. 

Il ruolo della tecnologia

La tecnologia, in un contesto come quello appena presentato, ci accorre senza dubbio in aiuto. Passiamo dall’avere una conversazione al cercare una connessione e lo facciamo attraverso i nostri smartphone e i nostri computer collegati a Internet. Così, le conversazioni diventano messaggi, piccoli sorsi ben dosati che non ci aiuteranno mai veramente a capire chi siamo e con chi abbiamo a che fare. Vogliamo essere ascoltati, ma senza esporci troppo e senza dover rendere mutuo il dono dell’attenzione. Sarà per questo che amiamo tanto vedere il numero dei nostri follower sui social aumentare? Possiamo davvero credere che ci segue ci ascolti, ci veda per come siamo, o meglio, per come cerchiamo di essere postando solo belle foto, solo frasi brillanti, solo commenti inattaccabili? (Che poi, soprattutto per le foto, ci siamo visti bene in call con i colleghi? Ecco, sbugiardati dallo smartworking).

Da connessione a isolamento

Conclude la Turkle che ci aspettiamo più dalla tecnologia e meno da noi stessi. Usiamo degli strumenti per evitare di stare soli con noi, ma se non coltiviamo la capacità di farlo non sapremo mai chi siamo, e senza questa consapevolezza non avremo mai la vera possibilità di creare legami sinceri con altre persone.

Questo video, seppur di ben otto anni fa, fotografa ancora bene, a mio parere la situazione vissuta fino a pochi mesi fa. Ma parlarne ora, rende tutto diverso. Non siamo più connessi ma soli, siamo soli ma connessi. E a questo punto, voi, dove mettereste questa idea? Nella lista dei pro o dei contro della vita digitale?