In quest’ultimo periodo stanno fioccando campagne di crowdfunding in ogni dove: dal sostegno agli ospedali coinvolti nell’emergenza o per la ricerca medica o meno recentemente per l’emergenza in Australia, lanciate da privati, associazioni o dagli stessi enti coinvolti.

Alcune sono campagne con un discreto successo, altre hanno fatto il botto come la raccolta dei Ferragnez per l’Ospedale San Raffaele a Milano che ha raggiunto i 4 milioni di euro in pochissimi giorni grazie al passaparola all’interno del loro network di altre celebrity ed influencer che hanno coinvolto a loro volta migliaia di persone.

Oggi non parleremo di virus o ospedali però. Andiamo ad analizzare cosa vuol dire lanciare una campagna di crodfunding.

Cosa significa crowdfunding?

Crowdfunding letteralmente finanziamento dalla folla, ma mi spiego meglio: il crowdfunding come lo intendiamo ora nasce con il web come strumento alternativo al classico fundraising o ai finanziamenti per le nuove società, in particolare le startup. Permette infatti di raccogliere denaro da chiunque sia interessato al progetto, al prodotto o ad una causa direttamente da una delle millemila piattaforme online che sono nate negli ultimi anni. Non è più necessario quindi presentarsi di persona ai finanziatori o fare eventi di beneficenza per avere successo.

Come si lancia una campagna?

Chi lancia una campagna si pone un goal monetario che deve essere raggiunto per realizzare il progetto o il prodotto in questione. Il resto si basa tutto sulla comunicazione e lo storytelling della campagna al pubblico giusto, che deve essere studiato per andare a trovare il giusto tone of voice e i giusti canali da attivare: a volte deve essere il momento giusto dell’anno, a volte il real time fa la differenza, come per le raccolte per ospedali in momento di crisi, a volte è una questione di vicinanza alla causa. La parola chiave è COMMUNITY, da raggiungere, da attivare per il passaparola, da coinvolgere.

Breve glossario del crowdfunding

Modalità

  • All-or-nothing = tutto o niente ovvero chi lancia la campagna decide che riceverà i soldi raccolti soltanto se verrà raggiunto il goal monetario, altrimenti le donazioni trattenute nel frattempo dalla piattaforma vengono restituite ai donatori. A livello comunicativo questa modalità può mettere pressione alla community che è spinta a creare un passaparola.
  • Keep-it-all = non importa se il goal viene raggiunto o no, chi lancia la campagna riceverà i tanti o pochi soldi raccolti, diventando così una modalità ottima per i piccoli progetti che hanno bisogno di un primo finanziamento.

Modelli classici

  • Donation-based = la donazione è pure e spassionata e il valore viene deciso dal donatore
  • Equity-based = il donatore diventa un vero e proprio investitore del progetto, comprandone quote o azioni di mercato. Questo modello è utilizzata principalmente dalle startup per trovare investitori
  • Reward-based = il donatore riceve in cambio un reward, una ricompensa, dal valore proporzionato rispetto alla donazione effettuata – di solito ci sono delle quote di donazione già predefinite da chi lancia la campagna con una ricompensa associata, il donatore può scegliere quindi quanto donare in base a cosa riceverà in cambio

O altre parole come

  • Backer = chi sostiene una campagna di crowdfunding
  • Civic crowdfunding = modello per progetti di interesse pubblico
  • Social Lending = modello di donazione peer-to-peer, ovvero un prestito disintermediato

Quale piattaforma di crowdfunding scegliere?

In base agli obiettivi della vostra campagna, dovrete scegliere la piattaforma adatta in base alle modalità accettate (all-or-nothing oppure keep-it-all) e al modello. Le piattaforme di crowdfunding guadagano solitamente trattenendo una % dal goal, qualcuno solo se questo viene raggiunto, altri in base al totale raccolto. C’è però chi trattiene una % dalla singola transazione, come GoFundMe o chi propone una sorta di abbonamento alla piattaforma.

Tra le grandi piattaforme internazionali troviamo Indiegogo, Kickstarter e Ulule e queste ultime due invece permettono solo la modalità all-or-nothing. Per l’Equity le piattaforme migliori in Italia sono senza dubbio Mamacrowd e CrowdFundMe.

Alcune piattaforme italiane più trasversali per i modelli reward e donation sono diventate molto famose negli ultimi anni come Produzioni dal Basso ed Eppela o Musicraiser che è tutta dedicata ai progetti musicali.

Casi di successo: il crowdfunding funziona!

Funzionerà? Funziona ragazzi! Vi avevamo già parlato di una raccolta andata decisamente a buon fine, quella delle Storie della Buonanotte per Bambine Ribelli.
Progetti di diverso tipo hanno l’opportunità grazie ad una buona comunicazione e un buon coinvolgimento della community di avere successo, come gli amanti della natura per Va’ Sentiero e la ciclovia AIDA.

Voi conoscete altri casi di successo? Ora siete pronti a lanciare la vostra campagna!