Sono sempre stata un’appassionata di moda. Quand’ero piccola ritagliavo le foto che mi piacevano da più dalle riviste di mia madre e le conservavo gelosamente in un raccoglitore ad anelli riposo sulla libreria. Ieri ho ritrovato il raccoglitore e con questo, un piccolo tesoretto di pubblicità anni Novanta con le vecchie campagne di profumi, borse, vestiti e caffè.

Oggi in qualche modo faccio lo stesso, salvo i contenuti che mi piacciono sulle liste di Instagram, risparmiando spazio e polvere, ma mettendo a confronto le immagini queste risultano davvero molto diverse.

I brand di moda infatti stanno facendo una piccola rivoluzione nel mondo della comunicazione, ma non solo. Potremmo chiamarlo quasi un “ritorno alle origini”. Il ritorno allo stile che ha creato Gianni Versace, mi spiego meglio. Negli anni ’80 proprio grazie allo stilista italiano tragicamente assassinato, è stata accantonata l’idea di modella come semplice manichino su cui appoggiare i propri capi, grazie a lui sono nate modelle come Naomi, Claudia, Carla, Cindy per le quali non è necessario nemmeno specificare il cognome per capire di chi si sta parlando.

La modella non era più anonima e nemmeno perfetta seppur ovviamente bellissima, ma doveva diventare iconica, riconoscibile, come se fosse l’ambasciatrice del brand stesso, doveva distinguersi da tutte le altre.

Gianni Versace e le sue celebri modelle

Strano è bello

Anche oggi è tornato questo concetto: non a caso le influencer e le modelle vengono utilizzate (e non uso questo verbo a caso) sempre di più per promuovere i brand, soprattutto di moda, ma ognuna di loro funziona meglio se ha una caratteristica particolare che la renda in qualche modo riconoscibile e unica. Guarda l’intervista di Alessandro Michele, direttore creativo di Gucci ed osserva i modelli scelti per la sfilata, non hanno nulla di stravagante a parte i vestiti?!

La moda è un giustificativo della propria stranezza

Alessandro Michele, Direttore Creativo di Gucci

Ad oggi le modelle più famose (e più pagate) sono anche quelle dai tratti molto riconoscibili ancora meglio se star dei social. Tutto questo facilita sicuramente la diffusione dei contenuti che diventano in poco tempo virali.

Se il concetto di magrezza sulle passerelle non è ancora stato sdoganato, sicuramene lo è invece quello di bellezza in senso assoluto, forse anche grazie ai social dove essere riconoscibile nella miriade di contenuti che vengono sottoposti agli occhi degli utenti è sempre più difficile. Per fortuna però questo lascia posto a modelle con la fessura fra i denti (Get the London Look!) o con la vitiligine, una malattia che provoca grosse macchie sulla pelle.

La campagna che ha reso celebre la modella Winnie Harlow affetta da vitiligine

La moda sui social

Maison come Valentino, Gucci o Prada, hanno abbandonato la ricerca del bello in modo assoluto per produrre contenuti decisamente non convenzionali, o veri e propri corti, come l’ultima campagna di Barilla in collaborazione con il brand di moda GCDS.

I feed non sono più semplici vetrine, ma si trasformano in un luogo dove fare storytelling, raccontare le campagne sotto un altro punto di vista, descrivendo persone, concetti e anche cavalli, vedere per credere. In fondo come possono distinguersi oggi i brand tra i più di 25 milioni di profili business presenti su Instagram?!

Ogni casa di moda ovviamente ha una sua linea che ne definisce in modo chiaro l’identità, ma cosa ci fa un cavallo sul profilo di Gucci? Provate a leggere la caption!

Lo storytelling è il fil rouge che collega tutti i brand, è una regola che ormai funziona anche per i profili privati. Ogni campagna diventa una piccola storia da raccontare per definire quelli che sono i temi cari ai designer. Un esempio fra tutti Dolce&Gabbana che hanno fatto della Sicilia la protagonista della loro storia infinita.

Instagram è il nuovo Vogue?

La moda è anche uno degli interessi maggiori su Instagram, probabilmente a causa delle fashion blogger che sono state tra le prime ad utilizzare la piattaforma, ma non è il solo business a funzionare.

A testimoniarlo sono i numeri: l’80% degli instagrammer segue almeno un’azienda, oltre 200 milioni di persone visitano un profilo business ogni giorno, un terzo delle Storie più popolari su Instagram sono proprio di brand (fonte: ninjamarketing).
Inoltre, secondo le statistiche, gli amanti della moda sono estremamente attivi su Instagram: hanno, in media, il triplo dei follower (3,63 volte) rispetto ad utenti che non seguono il fashion, seguono circa il doppio dei profili (2,23 volte), hanno molta più probabilità di commentare (12 volte).

I follower della moda guardano più del doppio dei video (2,35 volte) rispetto all’utente medio e per più tempo. Non a caso Chiara Ferragni, non ha avuto difficoltà a promuovere il proprio brand e creare più di un’azienda, per questo viene definita impreditrice digitale, negli anni come influencer ha creato una solida base su cui costruire il proprio impero. Avete visto il suo documentario “Unposted”? Si tratta di un’analisi sicuramente troppo superficiale, ma può regalare degli spunti di approfondimento intressanti per i temi che abbiamo affontato oggi.

E voi seguite le pagine di qualche brand o preferite seguire gli influencer per scoprire le mode del momento?