La politica delle serie tv: quando la politica si mischia con le serie tv e viceversa

Breaking Bad, Game of Thrones, Gilmore Gilrs o The Fresh Prince of Bel-Air.
Nomi a tutti famigliari, no?
Ma che cos’hanno in comune? Sono tutte serie tv.

Prima di addentrarci nel vero topic, come il titolo dell’articolo suggerisce, vediamo alcune peculiarità delle serie tv (la terminologia necessaria per fare i fighi con i vostri amici)

La politica delle serie tv: 6 caratteristiche

1. Pluralità di storie: se nei film abbiamo una sola storia (oppure nessuna nel caso di Sorrentino), nelle serie tv sono caratterizzate da una pluralità di storie. Pensiamo a Gilmore Girls, abbiamo le storie almeno di Lorelai e di Rory, per poi non dimenticare le vicende parallele dei nonni e di tutti i personaggi che nel corso degli episodi compaiono.

2. Genere: pensane uno e c’è una serie tv che vi appartiene.

3. Tipologia: narrazione verticale, pensiamo a Black Mirror, ogni episodio è sconnesso all’altro; poi abbiamo la narrazione orizzontale, che come il nome fa intendere ci si riferisce al fil rouge che accomuna ogni episodio, ad esempio in How I Met Your Mother in ogni puntata si narrano le vicissitudini di Ted Mosby per trovare la sua futura moglie.

4. Se il film è uno unico e al più avremo uno o due altri sequel, le serie tv si compongono di episodi (6,12,20 etc…), più stagioni (così diventiamo tutti dei drogati di Netfix, amen!).

5. La durata: ci sono le sitcom che tendenzialmente sono brevi, non durano più di mezz’ora, poi le non sitcom che durano almeno 50 minuti. Ah si non dimentichiamoci della grandissima regista Lory Del Santo e della sua web serie, che per sua e nostra fortuna non hanno una durata fissa, non hanno regole.

6. Storyline e subplots: può̀ esistere una linea di narrazione principale, che non per forza di cose è anche la più importante, una secondaria ed infine un tormentone (non quello estivo, rimanete concentrati, siamo solo all’inizio).

E vi starete chiedendo che cosa centra tutto questo con la politica, vero?

Mi è venuto in mente questo argomento quando Soulemani è stato ucciso dagli americani. Ora non sarò qui a raccontarvi della vicenda, di chi sia la colpa, chi il vincitore. Nulla di tutto questo. Ma un anno fa su Twitter c’era stato un simpatico scambio di opinioni tra il leader iraniano e quello americano. Una soave querelle a colpi di cinguetti con il drama americano e musiche arabe che accompagnano il tutto:

Due cinguettii politici ma con una caratteristica in comune: entrambi nel loro tamplate e front si riferiscono alla celebre serie tv “Games of Thrones”.

La politica delle serie tv? Di che politica si parla?

Riutilizzando gli elementi che ho elencato sopra, possiamo vedere alcuni aspetti che si scambiano i due ambiti. Uno di questi è la serialità, come nelle serie tv in cui è narrata la storia di un personaggio che si sussegue nel corso delle puntate, così avviene anche in politica.

Pensiamo allo storytelling utilizzato da Salvini, quello di padre, cattolico che deve liberare l’Italia dalle migrazioni e dai centri sociali. Lui è l’eroe della sua narrazione, la principessa è l’Italia e il nemico è alle volte il PD, altre volte le Sardine e ogni volta ve ne è uno nuovo che si adatta alla sua storia. Narrazione che viene perfettamente rappresentata dal nuovo sito che i suoi adepti, anche detti fan, hanno creato in “suo onore”:

Politica delle serie tv

Potremmo con toni generici dire che la narrazione delle serie tv non è più un fenomeno individuale, ma che coinvolge una collettività, non ha fine, è diffusa e permanente.

Vi suona famigliare? Non avviene pressappoco anche in politica?

Aggiunto a ciò emerge un altro aspetto comune alle serie tv: il melodramma. Infatti, la modalità̀ narrativa portante dello storytelling politico contemporaneo è solitamente il melodramma, inteso in senso audio-visuale.

Il melodramma si compone di 4 caratteristiche portanti:

1. SUSPENCE: la prolungata aspettativa che si produce quando il pubblico attende la risoluzione di una situazione pericolosa.

2. MORALE: la leggibilità̀ della morale: chi merita di sopravvivere – o di vincere. La serialità̀ garantisce – in ambito di questione politiche – una maggiore complessità̀: idee morali in competizione.

3. INNOCENZA: lo spazio dell’innocenza: il bisogno di credere alla possibilità̀ di individuare e ripristinare un bene morale anche in un mondo corrotto come quello della politica.

4. REALISMO: il melodramma non è più̀ eccesso alla soap, ma anzi si allinea a generi più̀ realistici propri della serialità̀.

Il melodramma

Vi starete chiedendo che cosa centra tutto questo con la politica, eh?
Forse starete anche pensando che facci troppe domanda, beh vero.

 

Il melodramma ha una funziona importante nella comunicazione politica, in quanto può ricoprire un ruolo fondamentale nel tentativo di dare un senso.

Come tutti ormai sanno, il linguaggio oltre che essere un insieme di parole queste devono avere senso, anche se Vasco Rossi sostenga il contrario.

La politica molti dicono non averlo, per questo i cari spin doctor, come Morisi per Salvini o David Axelrod per Obama, cercano di utilizza tecniche narrative seriali per evidenziare questioni che servono a dare senso, dove il senso non c’è.

Insomma, i consulenti hanno visto come le cose andavano per Beautiful hanno capito che nel nonsense c’era del sense, e quindi prendi un po’ di qui, un po’ di la, mischia, centrifuga, shakera e boom. La magia è fatta: il melodramma, o per dirla più cool è l’esplicitazione del contrasto tra ciò̀ che è e ciò̀ che dovrebbe essere, un modello di comprensione ed elaborazione di decisioni politiche.
Quindi per questo motivo non dovremmo stupirci di vedere Trump in tv, nel suo show (in cui ritroviamo tutti i punti di cui sopra)

Trump_serie_tv

oppure nelle prese di un eye contact con la sensuale Samantha di sex and the City

Politici e serie tv

Nel (web) marketing politico sia le nuove forme di storytelling seriale che l’adozione del melodramma come narrazione seriale sono strumenti sistematicamente utilizzati e con i quali ci si rapporta in senso narrativo, perché́ sono una continua narrazione e con cui si può facilmente alludere a valori generali, e dunque essere più persuasivi.

Se a questo discorso aggiungiamo il fatto che sempre più i politici vengono visti come un prodotto di marketing non dovrebbero stupire queste scene: