Anno nuovo, comunicazione nuova. Non proprio, ma come ogni anno in questo periodo, si moltiplicano i report e le previsioni per l’anno che verrà. E allora, cosa dobbiamo aspettarci da questo 2020?

Come ogni anno, l’agenzia We Are Social ha svelato quelli che saranno sei tendenze da tenere d’occhio.

#1 ADDED VALUE

Il lavoro dei creator stanno ottenendo sempre più riconoscimento da parte delle proprie community. É compito del brand saperli integrare efficacemente, per non perdere il prezioso contributo che questi contenuti possono apportare. 

Se le persone danno maggior valore ai creator e ai contenuti digital… sarebbe davvero un peccato perdere tutte le opportunità che da questi contenuti si possono originare, no?

#2 SOCIAL SELF CARE

Le persone stanno approcciando il consumo digital in modo sempre più consapevole. Dal momento che gli utenti prestano più attenzione al loro rapporto con i social e con il web, bisogna riuscire a veicolare qualità e pathos, anziché “asettica quantità”. O si rischia di non rientrare più in questa nuova e più curata dieta digitale.

#3 BAD INFLUENCE

Un cambio di rotta nei confronti dell’influencer culture e dei parametri che la guidano. Da riferimenti autentici e competente a sorta di persona-media over exploited, il 2020 vedrà l’inizio della parabola discendente degli influencer.

A meno che…a meno che non riescano a ritrovare il focus sulla qualità e sulla pertinenza dei contenuti proposti. E se gli influencer accusano i primi colpi dopo anni di crescita, a rubare la scena e a scalare le gerarchie dei feed sono i creator (#1).

#4 OVERT PRIVACY

I social, da grande palcoscenico a stanza privata. Non si posta più tutto, né sempre e comunque. La tendenza è quella di sottrarsi  alle attenzioni mediatiche e alla “sorveglianza” continua operabile via social. Ci si espone meno con i brand, ma anche meno con le cerchie più allargate. Insomma, da grande agorà di incontro, il social network sta mutando verso orizzonti più intimi, dove ci si espone solo con nicchie di grande rilevanza per l’utente o con le cerchie più strette.

Le nicchie sono anche uno dei grandi trend del SMM (se vuoi sapere quali sono gli altri, Fiorenza ne parla in questo articolo).

 Ad ogni modo, il brand non può certo invertire questo paradigma, ma può chiedere “permesso” ed essere così, discretamente, ammesso nel piccolo mondo della persona. Una missione difficile, cui però non ci si può proprio sottrarre.

#5 RUNNING COMMENTARY

La brevità non è più la chiave del successo. Se un contenuto è di qualità ed è rilevante per la persona, questa è disposta a dedicargli anche più tempo. Se qualcosa ci attira, quindi, lo scroll si arresta e il copy lungo righe e righe non spaventa più. Questa apertura verso la “lunghezza narrativa” della didascalia può prospettare anche la nascita di una nuova editoria, slegata da un sito internet, che però riposa per intero sulla pagina social (un po’ come Freeda, per intenderci).

I tempi sono maturi per raccontare un po’ di più, anche sui social.

#6 CULTURAL CROSSFIT

La fluidità è la realtà. Ormai v’è un continuo mescolarsi e fondersi di culture, categorie, interessi e generi. Da confini spessi costruiti a calce e mattoni, questi si sono fatti via via più sottili, per poi crollare definitivamente a favore di un unicum fluido.

Se tutto converge, anche i brand non possono che fare altrimenti, e imparare a navigare anche queste acque, servendosi anche di linguaggi e strumenti nuovi, creati appositamente.

Insomma, We Are Social ha dipinto i tratti di un 2020 che si erge come un vero e proprio bastione di frontiera per la comunicazione: una comunicazione di valore, pertinente e discreta, per un mondo dove la verticalità non trova spazio. 

Art Director, Social Media Manager, Copywriter e Content Creator, siete pronti a passare questo spartiacque?