Ok, il caso Chiara Biasi ci ha sconvolti tutti, tanto che circa 8 mila followers hanno abbandonato il profilo dell’influencer subito dopo la messa in onda del servizio. Quello che non deve stupirci, però, è che quello degli influencer è un lavoro come tutti gli altri e quindi la retribuzione dipende da molti fattori (primo fra tutti numero di followers ma anche credibilità, professionalità, engagement, ecc…). Ad oggi il business che ruota intorno agli influencers è in crescita e le aziende che si affidano a strategie di influencer marketing sono tantissime. Ma perché contattare influencer? Perché gli influencer, si sa, influenzano i comportamenti degli utenti, possono orientare il consumatore verso un determinato prodotto e servizio e possono aumentarne esponenzialmente la visibilità sui social. Inoltre è un tipo di pubblicità a basso costo; tralasciando top influencer come la Biasi o la Ferragni, tutti possono permettersi di lavorare con influencer micro e avere un riscontro efficace nelle strategie di marketing. Se vuoi scoprire di più su tutte le tipologie di influencer leggi il nostro articolo Professione Influencer.

Ecco quindi una mini guida su cosa fare e non fare con gli influencers e come approcciarsi alle strategie di influencer marketing.

Per vedere il video completo clicca qui!

Come contattare un influencer nel modo giusto

Come prima cosa, se stiamo pensando di contattare un/una influencer è perché stiamo pianificando una strategia di marketing, quindi è fondamentale definire gli obiettivi (che non sono necessariamente la vendita di beni o servizi ma anche, ad esempio, tutto ciò che riguarda l’awareness e il buzz marketing) e il target di riferimento. A questo punto è importante scegliere l’influencer che più si adatti alla nostra strategia: difficilmente un’esperta di food potrà legarsi a una campagna pubblicitaria sull’arredamento di interni! (ricordiamoci che la credibilità è uno dei valori fondamentali nelle strategie di influencer marketing!).

Una volta individuati i potenziali influencer bisogna andare a fondo nei loro profili e fare una scansione delle loro attività sul social network che ci interessa. Esistono diversi tool (li trovi nel nostro articolo 5 tool fondamentali per essere online anche in spiaggia) per monitorare ad esempio i profili Instagram, come Ninjalitics. Grazie a questo strumento gratuito possiamo monitorare l’andamento dei followers e il livello di engagement con la community. Secondo recenti studi (verificabili semplicemente utilizzando Ninjalitics) l’engagement raggiunto da influencer junior è nettamente superiore rispetto all’engagement che produrrebbero i top influencer. Come si vede dalla foto successiva, il livello di interazione di Chiara Biasi con la sua community è di molto inferiore all’engagement di una influencer di moda emergente.

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Questo è certamente un dato che bisogna valutare nella scelta di un/una influencer perché maggiore è il tasso di engagement e maggiore sarà l’interazione con gli utenti e, di conseguenza, con la nostra immagine o prodotto o servizio che affidiamo all’influencer. Infine bisogna studiare le capacità di storytelling dell’influencer: si sa che le persone non acquistano prodotti/servizi ma “relazioni, storie e magia” (Seth Godin) quindi è fondamentale che la persona che sceglieremo sappia creare delle storie empatiche, reali, vere e che si basino sui propri interessi e stili di vita.

Ci siamo, a questo punto abbiamo individuato l’influencer che fa per noi! Si ma adesso? Come mi propongo e cosa offro?

Ciao scusa puoi mettere mi piace alla mia pagina?

Anche no! Ripetiamo insieme, quello dell’influencer è un lavoro, è la vendita della propria immagine e della propria community a prodotti/servizi di terzi; perché dovrebbero farlo gratuitamente?
“E va bhè ma devono solo pubblicare una storia sul loro profilo, non ci vorranno più di 5 minuti!”

No! Per costruirsi la community hanno lavorato molto, così come per costruirsi un’immagine coerente e veritiera che noi utilizziamo affidandogli la nostra comunicazione! Evitiamo quindi messaggi del tipo “ciao questa è la mia pagina Instagram, se ti va metti like” o simili, a meno che l’influencer in questione non sia vostro cugino.

Ci sono principalmente 3 modi per proporsi ad un inflencer:

  1. Inviando regali: si, se state pensando a Fitvia è proprio quello! Si tratta di inviare come regalo il nostro prodotto o far provare gratuitamente un nostro servizio in cambio di post/stories. È una delle forme più utilizzate ma probabilmente anche la più rischiosa: innanzitutto bisogna convincere l’influencer a farsi dare i suoi dati sensibili (come l’indirizzo) e poi bisogna che il nostro regalo piaccia. Inviare un regalo non significa automaticamente che la persona lo pubblicizzerà (il nostro prodotto/servizio non è interessante, non è di qualità, non è etico,ecc…)
  2. Stabilendo un compenso: possiamo accordarci con l’influencer per un compenso in cambio di un determinato numero di post/stories sui suoi profili
  3. Affiliate marketing: si chiede all’influencer di pubblicizzare il nostro prodotto/servizio in cambio di una percentuale sul venduto. È la pratica meno usata in quanto la più incerta per l’influencer che presta la sua immagine.  

La scelta su come proporsi all’influencer dipende dal nostro business, dagli obiettivi e dalla strategia di comunicazione che abbiamo pensato.

L’app per gli influencer

Se volete cimentarvi nell’influencer marketing e non sapete proprio da dove iniziare sappiate che presto verrà lanciata a Torino l’app Roundabout che permettere di entrare in contatto con i micro influencer del territorio. Si potranno stipulare diversi pacchetti in base al tipo di pubblicità che vogliamo creare e scegliere l’influencer in base al numero di follower sui loro profili; il tutto sarà personalizzabile in base all’obiettivo business che si vuole raggiungere come aumentare la brand awareness, promuovere un prodotto/servizio, sponsorizzare un veneto, ecc… Li avevamo già incontrati qualche anno fa, leggi qui!

Quindi stay tuned e buon marketing a tutti!

Blogpost di Alice Nobili
“Sono una marketing lover, adoro pianificare strategie digitali e non, in effetti sono una pianificatrice compulsiva. Appassionata al mondo degli eventi e travel addicted con l’hobby di cercare posti particolari in cui mangiare.”