Qualche settimana fa Jeff Bezos ha perso lo scettro di persona più ricca del mondo per qualche istante. Il motivo? Amazon ha chiuso il trimestre con risultati deludenti. L’utile è arretrato del 26%, per la prima volta in calo dal 2017, e Wall Street non ha apprezzato.

Eppure, i ricavi sono saliti del 24%, a ben settanta miliardi di dollari. Come è possibile, dunque, che il grande colosso dell’e-commerce abbia avuto questo calo? Ebbene, sembrerebbe che Bezos abbia dato un’accelerata decisa agli investimenti in R&S, per riuscire a rendere sostenibile la sfida logistica più impegnativa di questo decennio: la consegna con Prime in un giorno… addirittura, anche solo in qualche ora.

Qualora Amazon dovesse davvero riuscire a garantire un servizio di questo tipo, gli acquisti più tradizionali, nello store fisico, potrebbero davvero essere in pericolo. 

O forse no.

ONLINE-RETAIL: STORIA DI UNA RELAZIONE… COMPLEMENTARE

Dati alla mano, la grande crescita dell’industria dell’e-commerce non ha rubato grandi quote al commercio tradizionale. Il legame tra le due tipologie di mercati è più di tipo complementare che non avversativo. Detto in altri termini, è cambiato il modo in cui si estrinseca il processo di acquisto, che oggigiorno prevede molteplici touchpoint virtuali, ma non il finale: il 90% degli acquisti sono ancora completati in store.

Quindi sì, si confrontano online i modelli e si leggono le schede tecniche, ma alla fine, specie nel settore del fashion, ci si reca in negozio.

Il mondo dell’online si inserisce in questo processo d’acquisto destrutturato come una nuova vetrina. Non a caso, infatti, ben il 56% (oltre la metà) degli acquisti totali sono influenzati dalla rete. Influenza che viene esercitata in vario modo, soprattutto – lo si può immaginare – dai social.

Il 71% delle persone dichiara di prendere ispirazione, per quello che concerne l’abbigliamento e gli accessori, dai social network, con Instagram che la fa da padrone. É indubbio che sia di questo business che vivono gli influencer (il 62% dei consumer 18-34 anni della fashion industry ha dichiarato di aver comprato un item dopo averlo visto in un post di un influencer) ma è anche notevole l’influenza della riprova sociale, tant’è che il 72% degli US luxury buyer posta contenuti della sua esperienza di shopping. 

Anche in Italia, un paese storicamente allergico a Internet, l’e-commerce è in crescita. Come nel resto del mondo, tuttavia, è sempre maggiore l’interazione tra digital e acquisti in store.

Gli internet users sono 43,9 milioni. Di questi, 27,8 milioni effettuano effettivamente acquisti online mentre 16,1 milioni sono quelli che gli esperti chiamano info-shoppers, utenti in cerca di informazioni e notizie da assimilare prima di andare in negozio, più preparati dei commessi, per concludere il loro buyer journey.

TRE SFIDANTI ED UN SOLO OBIETTIVO: IL TUO TEMPO

Lo shopping è oggi un terreno competitivo nel quale si scontrano tre grandi forze convergenti e contrastanti:

  • le piattaforme social, che si stanno evolvendo per non perdere il traffico generato dagli utenti in cerca di nuovi prodotti (per questo IG sta testando la feature per l’acquisto dalla piattaforma stessa);
  • i grandi siti di e-commerce, che stanno studiando strategie per far concludere l’esperienza di acquisto online, senza il passaggio fisico nel negozio;
  • gli store, che offrono via via shopping experiences più articolate per far sì che il valore del fisico continui ad essere tale da farlo preferire al digitale.

Tre agguerriti concorrenti che, sferrandosi colpi a vicenda più o meno leciti, hanno un unico obiettivo (non dichiarato): farci spendere quanto più tempo possibile nei loro spazi.

Non fa strano, quindi, che gli studi alla base di questo articolo siano stati compiuti da Facebook, l’azienda detentrice delle più grandi piattaforme social, vero e proprio “specchio di Alice” tra camerino e profilo, tra scaffale e post… tra desiderio e conversione.

Per ora, il cambiamento introdotto dal digital ha riguardato più il processo d’acquisto, oggigiorno destrutturato ma comunque convergente in store. Ma se davvero Bezos riuscirà a garantire le consegne in un solo giorno lavorativo (o anche meno) su migliaia di prodotti… beh, forse allora davvero il negozio comincerà a risentirne. 

Fino ad allora però, la lotta fisico/digitale non ha senso di esistere: sono due industrie ben avviate che si completano e si rafforzano sinergicamente.