Quanti di voi hanno mai visto questo meme e hanno riso a crepapelle?

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Non sarò io la prima a dirvi che si, si tratta proprio di un meme, ma vi sfido a darmi una definizione precisa da vocabolario. È quello che fa, in parte, Alessandro Lolli nel suo libro La guerra dei meme. Fenomenologia di uno scherzo infinito in cui dedica una buona parte all’etimologia e genealogia del termine.

MEME: SPOILER ALERT.

Il meme è quel fenomeno virale che non mira a riprodursi ma a reinventarsi, è l’unione di più unità semantiche che bisogna conoscere per comprendere l’insieme, diversamente dal contenuto virale (non come un video di un bimbo che cade e fa ridere di per sé), e solo di conseguenza riderne. In altre parole, la loro decodifica ne delinea l’ironia. I meme si compongono di cornici memetiche o cornici per battute ossia, la parte del meme che non cambia, in inglese ci si riferisce al template o format, e che in un certo senso è il meme stesso. Know Your Meme fa un’operazione del genere nel classificare i meme, isola l’elemento fisso che dà il nome alla serie e l’orienta in tutte le singole attuazioni. Sono oggetti semiotici in cui il referente reale è irrilevante o perduto, vale a dire che non è necessario conoscere chi è Gene Wilder in Willy Wonka o non è necessario aver visto il film per capire il senso del meme.

Come avete potuto notare delle spiegazioni arzigogolate, Lolli è un filosofo, ma cerchiamo di essere più pratici.

Avete presente il meme dell’Expanding Brain simile a quello dell’immagine sottostante?

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I vari cervelli che si evolvono e in ordini differenti in base al meme sono la cornice memetica, in quanto è la parte fissa del meme e che troverete sempre, anche se in composizioni differenti, mentre la parte testuale accanto è la didascalia, ossia una classifica di cose, oggetti, concetti, frasi messe in ordine gerarchico e associate a un certo livello di intelligenza e che fa ridere se si rientra in quella nicchia di persone in grado di riuscire a decodificarne il significato, ad esempio l’immagine successiva.

La decodificazione pertanto è un processo di matrice culturale e su questo punto si costruisce la tesi del libro. In particolar modo, per dirla alla Lolli, Se i meme non fossero una chiave interpretativa della cultura, ma una classe di oggetti?

In altre parole meno filosofiche, ci sono delle teorie che sostengono che fare meme è molto più facile per la destra estrema che per la sinistra (teoria “The left can’t meme?”). Il simbolo emblema di questo fenomeno è Pepe the Frog, nato prima come fumetto (tutta la genealogia è ben spiegata nel libro) per poi assumere altri significati su 4Chan dell’Alt Right (la Destra Alternativa). L’esistenza di questi “nazisti ironici”, esplode nel 2015, durante le elezioni americane, quando il candidato e poi futuro presidente americano, Donald Trump, aveva retwittato il suo meme in versione Pepe the Frog, additato poi da molti come nazista. È innegabile che Trump sia uno stratega, e dunque nulla è lasciato al caso. Infatti, abilmente ha saputo mettere nel giusto frame la vicenda, facendo l’occhiolino a coloro che ne conoscono il vero significato, e rispondendo agli altri che si tratta solo di una rana senza secondi significati aldilà di un bel disegno. 

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Ma perché “The Left can’t Meme”?

Brevemente, tre sono i possibili motivi:

  1. Molti meme sono prodotti dalla sottocultura nerd che probabilmente non è così di sinistra quanto ci si raccontava un tempo, in quanto sono persone incazzate, arrabbiate con la vita (casi Incel).
  2. I meme sono ironici, spesso politicamente scorretti e la sinistra è più sensibile al politicamente corretto (ad esempio, la sinistra Boldriniana che porta avanti battaglie a cui nessuno è interessato e dunque tutto diviene politically correctmentre la destra, meno moralista, ha tanto materiale per farsi forte). La sinistra, ora, ha molta più difficoltà ad utilizzare un certo linguaggio, in quanto molte parole sono diventate “N word”. 
  3. Gli algoritmi dei social tendono a privilegiare il contenuto estremo, che negli ultimi anni è divenuto proprietà di fazioni destrorse. 

L’alt-right italiana?

Welcome to Favelas e La Fabbrica del Degrado. Pertanto, stiamo anche assistendo alla presenza di casi italiani in cui “The Left can Meme”, ad esempio i “Socialisti Gaudenti” o gli “Hipster Democratici”.

Per chiudere in bellezza e per invitarvi a leggere questo libriccino molto interessante, che può darvi ottimi spunti per capire la politica italiana sotto un’altra prospettiva e ad interpretare la società contemporanea, vi lascio con questo bel regalo (;

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Nel frattempo, se cercate un generator permanent di contenuti virali…