Ormai siamo abituati a sentir parlare di fake news, ovvero le false notizie che spesso si diffondono in rete e creano confusione tra le informazioni che si possono ottenere nel mondo del web. Anche in questo caso i social sono un’arma a doppio taglio: se da una parte infatti riescono ad diffondere informazioni difficili da reperire, in altri casi amplificano la diffusione di notizie senza fondamento o inventate.

Nel grande calderone delle fake news però esistono articoli di magazine online, blogpost, ma anche video. Potreste giurare di aver visto con i vostri occhi Mark Zuckerberg che confessa di aver rubato dati personali dopo un anno dal congresso Usa sul coinvolgimento di Facebook nello scandalo di Cambridge Analityca (cliccate qui per rinfrescarvi la memoria)? Ebbene avreste ragione, ma la frase “se non vedo non credo” questa volta non vale più!

Attraverso l’intelligenza artificiale infatti è possibile creare delle immagini false difficili da distinguere da quelle vere. Lo sviluppo di queste tecnologie esiste dalla metà degli anni ’90, ma oggi è diventata molto più accessibile e dunque più diffusa.

Il termine deepfake infatti vuole significare che non si tratta di una semplice diffusione di dati falsi, ma qualcosa di molto più studiato.

Per realizzare un video di questo genere infatti non servono maestri degli effetti speciali, ma esistono dei software e applicazioni per smartphone che sono in grado di raccogliere tutte le informazioni disponibili su un soggetto, elaborarle e modificare un’immagine fino a trasformarla completamente ingannando vista e udito. (spiega Alessandro Gandini, docente di Digital Culture ad UNIMI.)

Diventa dunque sempre più difficile distinguere la realtà dalla finzione, per questo il messaggio che vogliamo spesso veicolare è quello di approfondire i vostri interessi e le notizie che vi vengono messe davanti. Sempre più spesso sentiamo parlare di fatti politici, ambientali e sociali utilizzando come unica fonte di informazione Facebook: i social possono essere un veicolo di informazioni, ma sicuramente non bastano!
La cosa più importante oggi è rendere consapevoli le persone che quello che possono leggere o vedere non è necessariamente vero e imparare a sviluppare un senso critico nei confronti di questi.

Video deepfake e Revenge Porn

Sicuramente questi video possono essere utilizzati per diffondere qualunque tipo di fake news, da mia nonna che improvvisamente parla inglese, a questioni politiche di ben più influenti. Non a caso infatti alcuni di questi hanno come protagonisti Barak Obama o Nancy Pelosi, speaker della camera degli Stati Uniti. Ecco un video del The Washington Post che ne mostra alcuni.

Ovviamente le vittime più frequenti di queste manipolazioni sono persone influenti come politici e attori, ma nella lista ci sono moltissime “persone comuni” le cui immagini vengono utilizzate per scherzo o, soprattutto per vendetta.
I video deepfake infatti nascono come materiale pornografico, non penso sia una novità dire che i video hard che vedono protagoniste attrici hollywoodiane spesso sono frutto della sovrapposizione del volto della star ai corpi di pornoattori, ma non finisce qui. E’ diventato infatti uno strumento di vendetta sempre più utilizzato nel revenge porn, termine inglese che viene utilizzato per indicare la diffusione via web di fotografie o video sessualmente espliciti, senza il consenso dell’altra persona, e per vendetta.
Il deepfake può essere considerata una delle forme più aggressive di revenge porn: per generarlo infatti basta una semplice immagine della vittima e questa potrebbe essere all’oscuro del video messo in rete per moltissimo tempo.

Anche se in Italia il 2 aprile di quest’anno la Camera ha approvato l’emendamento sul revenge porn per introdurre un reato che punisca la diffusione di immagini sessuali senza il consenso degli interessati, non esiste ancora una legge specifica che intervenga a normare i casi di deepfake video. La creazione però di un video deepfake senza il consenso degli attori coinvolti è un comportamento illecito.
In questi casi però la vittima può chiedere la rimozione immediata del contenuto e sporgere querela per diffamazione. Ovviamente si tratta di una denuncia contro ignoti, ma ormai risalire ai diffusori ed i creatori del contenuto non è sicuramente impossibile.

I video fake sono tutti “cattivi”?

Come tutte le cose i fake video sono nati per un motivo ben più nobile di quello descritto fino ad ora. Approfondendo l’argomento infatti ho scoperto Supasorn Suwajanakorn, un ricercatore universitario che ha iniziato a lavorare alla creazione di ologrammi dei superstiti all’Olocausto per preservare le loro testimonianze, il progetto si chiama “New Dimensions in Testimony”. Durante il suo Ted Talk infatti racconta di essere consapevole dei rischi di questa tecnologia, per questo sta lavorando con altri ricercatori ad una contromisura attraverso un progetto della AI Foundation.

Tutto questo non vi ricorda l’ennesima puntata di Black Mirror?! Voi cosa ne pensate? Vi fanno paura questi video anche se utilizzati per scopi più nobili?