Il 4 luglio 1776 gli Stati Uniti d’America adottavano la dichiarazione d’indipendenza, che slegava ufficialmente tredici colonie oltre oceano dalla Gran Bretagna. Ancora oggi la giornata del 4 luglio viene festeggiata negli USA come Independence Day ed è in questa data simbolica che Larry Sanger, cofondatore della famosissima enciclopedia online Wikipedia, ha indetto uno sciopero dei social media, per iniziare a far parlare della sua dichiarazione di indipendenza digitale.

Utilizzando il simbolismo della data, Sanger ha lanciato dal suo account Twitter la proposta di boicottare per 48 ore tutti i social network, non solo astenendosi dall’utilizzo ma disconnettendosi completamente dalle piattaforme. Il problema che muove la protesta riguarda la gestione dei dati personali, Sanger mira a fare in modo che le persone possano riappropriarsi del controllo sui propri dati, la privacy e la user experience.

Lo sciopero indetto da Sanger non ha avuto un trasporto di portata globale, i social sono andati avanti così come la vita delle persone gli scorsi 4 e 5 luglio, eppure forse avremmo fatto bene ad aderire anche noi, tutti. 

Eh si, perché la gestione dei dati personali è senza dubbio qualcosa che interessa ognuno di noi. Per fare un esempio molto banale: quante volte vi è capitato di andare a vedere un prodotto online e poi ritrovarvi bombardati di pubblicità di quel prodotto? Per gli addetti ai lavori, non si tratta che di una semplice azione di remarketing (o retargeting) ma per ognuno di noi significa che siamo stati profilati, che i nostri like, i nostri post  e le nostre interazioni sui social sono stati tracciati e schedati. 

Noi europei, dallo scorso anno, siamo protetti (anche se solo in parte) da questo tipo di intrusione nella nostra vita online grazie al Regolamento Generale sulla Protezione dei dati, per intenderci il GDPR, ma è chiaro che ciò non sia abbastanza. 

Se poi aggiungiamo a questa situazione delle grandi lacune in ambito di competenze digitali, che portano spesso ad utilizzare con leggerezza strumenti come i social media, miniere d’oro dei dati personali, ci troveremo davanti a situazioni che degenerano in criticità. 

Un esempio su tutti è senza dubbio lo scandalo di Cambridge Analytica, che l’anno scorso ha visto protagonista Mark Zuckerberg, chiamato a testimoniare davanti al Congresso americano. L’oggetto dello scandalo è stato l’uso improprio fatto dalla società di consulenza di marketing online dei dati prelevati da Facebook, i cui risvolti si ramificano fino ad arrivare a teorie che coinvolgono la Russia e la sua influenza sulle presidenziali americane e il Regno Unito con il referendum sulla Brexit.

Insomma, diciamoci la verità, Sanger l’ha sicuramente presa molto alta, puntando ad un obiettivo quasi impossibile da raggiungere in così poco tempo. Però il suo gesto è senza dubbio un nuovo segnale di ciò di cui si è parlato molto in passato e si continua a discutere: i propri dati, una risorsa tanto eterea quanto fondamentale devono essere protetti ed il loro utilizzo da parte di terzi regolato a livello mondiale.

E voi cosa ne pensate? Cosa fate per salvaguardare la vostra privacy? Leggete tutti i Terms&Conditions dei siti a cui vi iscrivete prima di spuntare la cella e andare avanti? 

Io no. Ma lo so che dovrei. Inizio da oggi.