Sarà questa strana sensazione di malinconia che mi sale dentro al cuore — specialmente dopo l’ultima puntata di Game of Thrones — oppure il fatto che questa mattina pensavo “Wow, sono già passati quasi 2 anni dalla laurea!“… però mi è venuta proprio voglia di confessarvi una cosa… anzi un po’ di cose.

Questa è una serie di trick, consigli e rivelazioni da un giovane UI/UX Designer.

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Si dice ‘prendere ispirazione’, ma spesso significa copiare.

Vi racconto una storia: la cultura Cinese della copia esiste veramente.
In Cinese il termine ‘copiare’ (– xue) significa anche ‘imparare’ e le prove di stato consistono nel copiare interi testi nel modo migliore possibile. Questo non significa rubare un’idea o un prodotto (quella è la contraffazione!), ma significa imparare a fare qualcosa da qualcuno.

Nell’ambito del design — ma anche nella creazione di contenuti per i media — si usa prendere ispirazione da chi ha fatto qualcosa meglio di noi.
Per descrivere questa situazione usiamo termini come moodboard o benchmark o, ancora, design analysis.

Creare qualcosa di nuovo, quindi, prevede l’analisi e la copia — SI, ho detto copia — di pattern, stili e sistemi esistenti, magari usati da leader di mercato.

Sono altri i fattori che trasformano la copia in ‘prendere ispirazione’, sicuramente in primis l’etica, ma anche il tempo, il budget e l’importanza del progetto su cui si lavora.

Se la cosa vi fa stare male, pensate a questo: dagli anni ’60 ad oggi sono stati usati tutti gli accordi musicali possibili e oggi moltissime band riprendono accordi già usati per le loro canzoni (tipo i Coldplay…).

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Ogni tanto dovremmo farci qualche domanda in più.

Secondo la teoria ‘5 Whys‘ (per saperne di più guarda qua), per trovare la soluzione ad un problema dovremmo farci almeno cinque domande e rispondere a tutte e quante. Ogni risposta genera la domanda successiva. In questo modo riusciamo a ricreare il quadro generale del problema in modo più ampio possibile.

Perché dico che dovremmo farci qualche domanda in più? Per arrivare preparati quando qualcuno ci farà la fatidica domanda stronza.

Bello il layout di questo poster, ma perché hai usato questa griglia?” — cliente anonimo

Questo è anche un ottimo modo per approcciarsi ad un nuovo progetto e per risolvere alcuni dubbi che potrebbero non avere risposta con il nostro cliente.

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Siamo tutti condizionabili dai feedback

Quanti di voi hanno lavorato su un progetto e poi sono arrivati al fatidico momento della revisione con l’amico/il boss/il cliente/[aggiungi a tuo piacere]?

Purtroppo i feedback sono delle armi a doppio taglio: se siamo troppo insicuri della nostra idea e di come andremo a raccontarla, questi ci porteranno a pensare di cambiare — anche in modo consistente — il nostro lavoro solo perché qualcuno ci ha detto “Eh ma funziona meglio così, secondo me!

Questo discorso si ricollega al precedente: farci più domande, ogni tanto, può aiutarci a risolvere alcuni dubbi prima che questi si manifestino nelle menti dei nostri intervistati.

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Facciamolo un bullshit check*!

Che siate designer, PM, SMM, architetti o qualunque altra sigla/dicitura, quando ci si appresta a parlare di un progetto con un cliente o possibile cliente, facciamo un controllo di tutte le ‘cavolate’ — per essere polite.

Purtroppo — e succede spesso! — chi ci troviamo di fronte non è effettivamente un addetto ai lavori o non conosce le meccaniche per le quali la propria pagina Facebook può crescere, come il proprio sito.
Spesso non conosce nemmeno le metriche di tempo/numeri di quanto un qualcosa può crescere.

È compito nostro analizzare quello che ci proporrà, fare le domande scomode e dire NO quando sentiremo dire “Vorrei che il mio sito cresca del 50% in un mese!“…. in cosa? Patate?

*fonte: Manuale di Sopravvivenza per UX DesignerMatteo di Pascale

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I tool (in generale) sono tutti uguali.

Che voi siate Adobiani, Sketchisti, Figmatici, Frameristi, Canvassesi o Gimpiani etc — se parliamo di design — non importa, tanto tutti i tool che userete nella vostra vita saranno uguali agli altri.

Sento spesso parlare di differenze tra designer e progetti in base ai tool che si sanno usare o si sono usati. Saper usare 100 tool non implica di essere bravo con tutti e 100. Saper usare un solo tool non implica che non sappiamo fare altro.

Ogni giorno escono sul mercato nuovi software e sistemi di progettazione (come anche metodologie). Nessuno è migliore degli altri, ma tutti hanno le loro specifiche caratteristiche.

È impossible stare al passo con tutto ciò. Possiamo solo scegliere la nostra ‘scuola di pensiero’ e proseguire per migliorarci con i tool che vogliamo/dobbiamo effettivamente usare.

Comunque io preferisco Adobe a tutto!


Spero di non aver spaventato nessuno!
Fare il designer è un lavoro stupendo e spero che chiunque stia studiando per diventarlo si ritrovi sempre più motivato nel raggiungere questo obiettivo.