Il 2018 è ormai passato, ma i design trends dell’anno scorso ci perseguitano ancora. Tra questi troviamo il blanding. Ma cosa è veramente il blanding?

blănd-ing
A combination of branding and bland. Used to indicate corporate homogenization. Can also apply to corporate interference in the arts, as in the case of Starbucks forming a music label.

fonte: Urban Dictionary

Grazie Urban Dictionary per la definizione accurata!
In sostanza possiamo definire blanding l’approccio di estremizzare il concetto di minimalismo all’interno di un progetto di corporate identity.

Si ma perché ne parli?

Il blanding non è un fenomeno nuovo (o un semplice trend), ma un processo che esiste da molto prima ed è tornato alla ribalta — soprattutto sui social — nell’ultimo periodo nel quale brand come Burberry, Airbnb, Spotify, Google etc hanno riprogettato la loro identità visiva.

Proprio i colossi del tech sono i principali responsabili di questa corrente: andando avanti negli anni, i vari re-branding hanno portato queste aziende a uniformarsi sempre più tra loro. Addio a font serif, a logotipi, a colori sgargianti etc. Si a forme semplici, outline e carattere bastone.

Ma allora è un bene o un male?

La risposta — come sempre — è: dipende.
Il principio base di una brand identity è che il progettista riesca a ideare un mood caratteristico che rispecchi il brand, la sua storia, la sua vision e dia forza ai suoi prodotti.


Proprio sul ‘dare forza ai prodotti’, il blanding crea più problematiche.
I colossi come Google, Airbnb etc hanno raggiunto un livello per il quale i loro prodotti sono estremamente forti e competitivi sul mercato e sono — in molti casi — base della vita quotidiana. Non necessitano più di un visual estremamente caratteristico, perché la loro principale differenziazione dai competitors viene dai loro stessi prodotti.

Più difficile, invece, il discorso di brand che devono ancora crescere o non hanno prodotti/servizi così forti sul mercato. In questo caso il blanding può comportare due aspetti differenti e contrastanti:

  1. il brand somiglia al leader di mercato, ergo cerco di diventare come il leader di mercato;
  2. il mio brand è debole e non riesce più a distinguersi con gli altri brand sul mercato;

In sintesi: il blanding non è sbagliato.
I tempi sono cambiati, la sfida di oggi è pensare alla brand identity in ottica omnichannel e trovare nuovi modi per caratterizzare il proprio brand. Il minimalismo ha raggiunto forme estreme? Probabile, ma è solo cambiato l’ordine di importanza degli assets grafici. Il logo non è più un ‘tempio inviolabile’ — come ho sentito dire — ma è ora sempre più parte del tutto, senza distinzioni.