Sono cresciuta in un mondo in cui è sempre stato normale pensare che se un uomo mi apre la porta per farmi entrare in un locale è perchè ha semplicemente il piacere di farlo. Del resto avrei la possibilità di aprirmela da sola la porta se ne avessi bisogno, l’ho fatto centinaia di volte nella vita. Ne ho aperte così tante che mi sono allontanata pian piano dal mondo in cui sono cresciuta; ora vivo in un ambiente diverso, un po’ più distante da casa e, purtroppo, ogni tanto anche da quei principi a me tanto familiari.

Così penso all’avvocato Miranda Hobbes che ci ha messo cinque stagioni di Sex and the City per riuscire a far funzionare una relazione senza doversi sentire in colpa per essere una donna in carriera o alle discussioni che leggo sui social in cui miei coetanei, intelligenti ed istruiti, sostengono senza cedimento alcuno che “non puoi essere femminista e aspettarti ancora dei gesti di galanteria”.

Eppure so che nel mondo esistono moltissime donne che lottano per affermarsi in un mondo ancora tanto al maschile e bimbe fortunate che si addormentano dopo aver letto le “Storie della buonanotte per bambine ribelli”.

Anche nel mondo della comunicazione ci sono esempi virtuosi in questo senso, come i tre spot pubblicitari di cui vi parlo qui:

Real beauty, Dove

L’azienda di prodotti per l’igiene personale passa attraverso l’esperienza di donne comuni per rafforzare l’idea che le ragazze “acqua e sapone” sono belle, spesso senza saperlo.

Nel video l’artista Gil Zamore disegna due ritratti di ogni donna: il primo senza vederle, guidato soltanto dalle descrizioni personali delle protagoniste, e il secondo mentre queste posano per lui. Il risultato? Due ritratti molto diversi e la consapevolezza che spesso siamo i più duri giudici di noi stesse. Siamo cresciute in un mondo che porta all’esasperazione i nostri difetti, che ci vuole perfette, impeccabili e stupende sempre. Così Dove vuole ricordarci che “siamo più belle di quanto non crediamo”.

#LikeAGirl, Always

Always è una famosa marca di tamponi e nel suo spot utilizza delle semplici domande a bambine e ragazzi (sia donne che uomini) per far affiorare gli stereotipi di genere che si radicano in noi durante la crescita. Così, alla stessa richiesta “fammi vedere come corre una femmina”, gli adolescenti si muovono in maniera caricaturale è quasi una caricatura di se stessa, mentre la bambina sfreccia più veloce che può. Dopo aver rivisto entrambe le registrazioni, anche alle ragazze più grandi è chiaro: non c’è nulla di male nel correre come una femmina, soprattutto se poi è lei a vincere la gara.

The dress for respect, Schweppes

Questa campagna di Schweppes Brasile è un po’ diversa dagli altri due esempi. Il video inizia in un laboratorio, nel quale è stato brevettato in un vestito speciale, dotato di sensori che rispondono al contatto. Tre donne hanno indossato questo vestito uscendo una sera ed i risultati hanno mostrato che sono state toccate da uomini che cercavano di approcciarle ben 157 volte in 3 ore e 47 minuti: più di 40 volte in un’ora.

Schweppes che produce una famosa bevanda utilizzata anche nelle miscele per i cocktail conclude il video con una serie di domande, evidentemente riferite in questo caso agli uomini, ai quali propone un approccio meno fisico e più basato su eleganza, intelligenza e rispetto.

 

In questa panoramica piuttosto orientata alla pubblicità, vorrei aggiungere un ultimo richiamo. Questa volta non si tratta di un semplice spot, ma di un’installazione.

Fearless Girl

Per le celebrazioni della festa della donna del 2017 è stata pensata dall’azienda State Street Global Investors un’installazione che doveva essere esposta per una sola settimana ma non è stata rimossa per un intero anno.

Di fronte alla celeberrima statua raffigurante un toro davanti a Wall Street è stata posta un’altra statua raffigurante una bambina: lì con lo sguardo di sfida, i pugni chiusi sui fianchi, nel suo vestitino e con i capelli raccolti in una coda.

Tantissime persone sono andate a vederla, moltissime donne e bambine le stanno a fianco adottando la stessa posa fiera nelle fotografie.

Si tratta di un simbolo di resilienza alle crisi economiche ma anche di forza femminile in opposizione allo spirito capitalistico americano; è l’evoluzione di quelle donne che una volta marciavano per i propri diritti ed è riuscita a fare la differenza facendo proprio il contrario, stando lì, ferma nella sua aria di sfida.