Oggi Fuori dal Funnel dedica i suoi spazi al vincitore del contest Che Typo Sei: Francesco Puccinelli.

Dopo la consegna del suo biglietto premio, gli abbiamo chiesto di raccontarci il suo viaggio a Faenza per carpire tutti i segreti sulla tipografia e sulla fantastica ospitalità del team di Kerning Conference.

Buona lettura!


Un po’ come il mio primo giorno di scuola, eccomi alla Kerning Conference, l’evento che raccoglie le eccellenze della tipografia internazionale a Faenza.

Intensa e palpitante dall’inizio alla fine, la manifestazione è stata una vera sorpresa per me che non ho avuto molte occasioni di accedere ad eventi di questa portata.

La Kerning Conference, giunta quest’anno alla sesta edizione con il tema “l’infinito”, ha coinvolto personalità illustri del settore, chiamate a trasmettere il proprio approccio alla tipografia, il lavoro o lo studio del carattere tipografico, ma soprattutto una visione.

Sul palco del Cinema Teatro Sarti, si sono alternati vari speaker, in modo frizzante e ironico, moderati da Simone Wolf.

Ad aprire le danze è stata Amélie Bonet, Font Engineer a Monotype, la quale dopo aver presentato lo studio di glifi nei linguaggi e idiomi indu e cirillici, si è soffermata sull’ultima frontiera della tipografia: i Variable Font, ovvero la possibilità di avere tutti i pesi del carattere in unico file semplicemente variando alcuni parametri, con un processo chiamato interpolazione.

Temi che sono stati ripresi e ampliati dall’americano David Jonathan Ross, il quale ne ha fatto il cuore del suo talk, ovvero come il carattere occupa lo spazio, e introducendo il color font, un carattere in cui la variazione del colore è data dai valori inseriti tramite codice.

Amélie Bonet

Si è passati successivamente dalla ricerca sul carattere Jensen di Riccardo Olocco, Phd alla University of Reading, alla calligrafia espressiva dell’argentino Maximiliano Sproviero, dalla tecnica di stampa Letterpress e lavoro di Ferdinand Ulrich, ricercatore tedesco e collaboratore di Erik Spiekermann, fino a toccare l’olimpo dell’editoria contemporanea con Matt Willey, di origine inglesi e oggi Art Director del New York Time Magazine.

Alla Kerning Conference non ci sono stati solo interventi tecnici o esecutivi. Importanti riflessioni sono emerse anche sull’effetto che le nuove tecnologie avranno sulla scrittura: un esempio le letture fatte da Ewan Clayton, o l’intervento della neurologa Alessia Nicotra, la quale ha presentato le potenzialità del nostro sistema nervoso, mettendo in evidenza il ruolo della percezione ed elaborazione di un’immagine da parte del cervello.

illustra i segreti della tecnica letterpress e lo studio dei caratteri
Alessia Nicotra

Proprio qui è emerso il forte legame tra scienziati e designer, tra chi studia la percezione e chi in un certo senso la progetta. Questo confronto è stato possibile grazie ad un breve intervento di Bruno Maag, noto tipografo, che ha fatto il suo ingresso sul palco, dialogando con la Nicotra, sulle tematica dei caratteri tipografici nella realtà virtuale e l’importanza dello studio dell’esperienza sensoriale. 

Interventi che sul momento potevano risultare spiazzanti, ma che hanno arricchito molto il dibattito di come possiamo progettare al meglio dei caratteri.

Ewan Clayton

Ma perché infinito come tema della manifestazione?

La tipografia è sì metodo, ricerca, innovazione, ma è anche uno strumento trasversale, aperto, una materia che permea tutti i contesti e dialoga con diverse discipline, instaurando un circolo continuo di stimoli e conoscenze.

La Kerning Conference mi ha definitivamente conquistato. È la situazione ideale per immergersi nella tipografia, sentendo parlare chi lavora nel campo, chi ne studia gli effetti ed essere stimolati in modo autentico, anche dall’aspetto umano che questo evento trasmette.

Non da meno sono stati i momenti di convivio dove poter conoscere i relatori e la crew della Kerning Conference, anche solo per chiacchierare con i partecipanti, scoprendo passioni affini e scambiare pareri. Un aprirsi a nuovi orizzonti potenzialmente infiniti.

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