Forse l’unica cosa che detesto più di fare la valigia è doverla poi disfare. Però amo viaggiare. Andare a spasso con se stessi per il mondo, regalarsi un’avventura, un’occasione di crescita. Come quando a 13 anni ho deciso di partire per la prima vacanza-studio. Ero terrorizzata, spaesata e incredula: temevo di essere uscita dalla mia comfort zone prima del tempo. Ma è così che ho imparato.

Ho imparato che non c’è un giusto tempo, che le distanze possono essere percorse diventando un’occasione per viaggiare e che le differenze possono venire condivise e accettate.

Mi capita, quindi, di essere attratta da tutto ciò che rispecchia e si identifica in questi principi, ed è così che mi sono imbattuta nell’evento dello scorso venerdì organizzato da AIESEC. L’associazione, nata nel 1948, è interamente gestita da giovani e si fonda su due grandi e coraggiosi ideali: il raggiungimento della pace, intesa non soltanto come non guerra, ma anche come armonia, e lo sviluppo del potenziale umano. Per essere più pratici, grazie ad AIESEC e ai suoi partner esiste un network che propone scambi internazionali sotto forma di tirocini ed esperienze di volontariato.

Marco Saraceno, Vice Presidente Marketing e Public Relations di AIESEC Torino, presenta l’evento
Marco Saraceno, Vice Presidente Marketing e Public Relations di AIESEC Torino, presenta l’evento

 

Durante il Global Village ho avuto l’opportunità di poter ascoltare le testimonianze di alcuni volontari ma anche il punto di vista di chi gravita attorno alla realtà dei progetti, seppur ricoprendo altri ruoli. La scusa era allettante, un aperitivo internazionale grazie al quale i ragazzi si sono cimentati nei piatti tipici dei propri paesi di provenienza, portando le proprie tradizioni oltre che la propria esperienza riguardo i progetti, che li vede coinvolti nell’insegnamento di lingue straniere all’interno di istituti scolastici del territorio locale. Le famiglie italiane che li ospitano e i professori a cui si affiancano si sono dimostrati entusiasti del percorso che stanno affrontando insieme.

Da studentessa di lingue straniere prima e comunicazione ora, non ho potuto fare a meno di notare quanto questi ambiti rappresentino due elementi chiave dell’esperienza. La grande sfida posta ai ragazzi è quella di riuscire a comunicare il multi-culturalismo, piuttosto che dar luogo alle classiche lezioni frontali. Si rompe la dinamica insegnante-studente e tutti possono apprendere qualcosa: non solo una materia scolastica, ma una mentalità e una cultura differenti, mettendosi in gioco da entrambe le parti. I volontari imparano a districarsi tra nuove sfide, ridefinendo loro stessi, facendosi ambasciatori di una diversità accolta all’insegna del confronto e del reciproco scambio, sia in aula che nella casa ospitante.

«Si tratta di un'enorme opportunità per esprimersi ma, ancor prima, per capire chi realmente siamo. E se si è ancora in dubbio? L'unica possibilità per toglierselo è provare, partendo!» come racconta Gino dall’India (no, certo che non è il suo vero nome, è solo una scelta di "comodità").
«Si tratta di un’enorme opportunità per esprimersi ma, ancor prima, per capire chi realmente siamo. E se si è ancora in dubbio? L’unica possibilità per toglierselo è provare, partendo!» come racconta Gino dall’India (no, certo che non è il suo vero nome, è solo una scelta di “comodità”).

 

Perché più di tutto è dalle differenze e dalle sfide che si impara, mettendosi alla prova con se stessi, uscendo nel mondo, facendolo più nostro possibile, cercando di migliorarlo mentre facciamo, crediamo, cresciamo.

Con i volontari protagonisti dell’evento
Con i volontari protagonisti dell’evento

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