Domenica 7 Aprile a Torino.

Il quartiere di Borgo Dora è pieno di vita — colpa del Balon che riempie gli spazi di Piazza Borgo Dora e dell’omonima via.

Non tutti sono venuti però in questa parte di città per trovare il Tex che mancava alla loro collezione o l’oggetto interessante da esporre sopra ad un davanzale di casa.

Sono le 15:00 del 7 Aprile ed inizia Studio alla Holden, l’evento — dedicato al tema del futuro, ma anche del nostro passato — ideato dalla Rivista Studio che fa tappa proprio a Torino, nella scuola di scrittura di Baricco.

Precisiamo: il titolo dell’evento è “Futuro Prossimo—Passato Anteriore”. La precisazione è d’obbligo, in quanto i vari interventi del pomeriggio avranno a che fare con questo connubio tra passato e presente ed ognuno dei vari speaker avrà da dire la sua su questo tema passando dal mondo della politica a quello della cucina, dall’editorial design alla narrativa.

Tra i partecipanti ai talk abbiamo Luca Sofri, direttore de Il Post, lo scrittore Antonio Pascale, lo chef Matteo Baronetto, il direttore de L’Espresso Marco Damilano, l’ex direttore di IL Magazine Christian Rocca e l’attuale Art Director di Repubblica Francesco Franchi e, per finire, le scrittrici Chiara Barzini, Veronica Raimo e Giulia Peroni.

Questo bel mix scrittori, designer e giornalisti mi ha raccontato la visione del futuro — il nostro futuro — e di come sia costantemente e maledettamente connesso al passato senza che noi ce ne possiamo accorgere.

Non siete riusciti ad esserci? Peccato!

Allora non vi rimane che continuare a leggere e scoprire le 10 parole (e GIF) della giornata riguardo al futuro!

  1. Obiettivi

Avete mai pensato a quanti obiettivi ci poniamo? Un tempo non era così. Un tempo le persone ‘comuni’ avevano obiettivi ‘comuni’ come vivere fino agli 80 anni, avere una televisione, comprare il giornale la mattina.

Oggi la comunicazione ci ha resi schiavi degli obiettivi altrui:  vogliamo di più, dobbiamo raggiungere questo ‘di più’ e soffriamo se non lo raggiungiamo.

Il nostro futuro? La bilancia che da peso ai nostri obiettivi si sposterà sempre di più verso il materialismo e il successo personale. Speriamo di essere diventati più comunitari e meno anti-sociali prima che siano finiti i giornali in edicola.

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  1. Maybes

La nascita di Internet è un pò come la scoperta del fuoco: ci sono quelli che subito si sono messi a scaldarcisi attorno e chi ha cominciato a lanciargli pietre addosso. I primi sono gli innovatori che — anche ingenuamente — hanno pensato che Internet fosse un luogo libero dove il senso civico avrebbe prevalso senza problemi.

I secondi sono gli scettici che hanno chiesto, da subito, regole e codici per uniformare il digitale al reale. Con questa guerra tra i due fronti ci troviamo dove ci troviamo: post acchiappa-like, leoni da tastiera e fake news.

Fortunatamente a qualcuno piace ancora essere terzista. Nuntio vobis, habemus Maybes — come li chiama Luca Sofri.

Chi sono? Sono i profeti del dipende, coloro che ad ogni innovazione corrispondono una reazione uguale e contraria di ‘dipende’ e ragionano fino a capire se quello che avviene è buono o meno.

Da grande vorrò anche io essere un Maybes!

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  1. Evoluzione

Il nonno di Antonio Pascale, 70 anni fa, era un coltivatore bio. Anche prima che esistesse il concetto di bio. Non ci credete? Beh, occorre fare un ripasso di come funziona allora l’evoluzione.

Se un coltivatore, fino ad un secolo fa, portava all’evoluzione un certo tipo di pianta tramite incroci su incroci con altre specie di piante per raggiungere la melanzana che portava al mercato per venderla, oggi usiamo la chimica e la mutazione genetica.

Non abbiamo cambiato — tanto per vederla con il connubio futuro-passato — l’azione evolutiva, ma abbiamo cambiato i mezzi ed i tempi per farla.

Ora però il bio disdegna la chimica ed ogni sua variante. Stiamo tornando a quello che faceva il nonno di Antonio Pasquale, tanto che se si svegliasse oggi — qua parla direttamente Antonio — direbbe:

<< Ma come? Ancora qua stiamo? >>

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  1. Forchette

Un altro esempio di cose nel tempo abbiamo cambiato nei modi e nei costumi, ma non nella pratica? La cucina!

Dall’homo habilis ad oggi, abbiamo imparato a cambiare il nostro modo di agire di fronte al cibo utilizzando spezie, stratagemmi e attrezzi sempre nuovi… ma non abbiamo cambiato il fatto che se si cuocia ‘brontosauro’ o Angus, stiamo sempre cucinando come i nostri avi.

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  1. La nonna

E ci sono poi quelli che di avi se ne intendono!

Basta parlarne con Matteo Baronetto che dal ristorante ‘Del Cambio‘ — antico ristorante torinese — ci sono ancora quelli che dicono: “Eh… ma la carne tonnata come si faceva prima…

Sarà proprio per non ricevere più commenti del genere che Matteo ha scritto due menù completamente uguali nelle pietanze, ma non nell’aspetto.

Dal Cambio potrete vedere all’opera il fattore più importante del futuro: la scelta.

Che voi siate un 25enne appena uscito dalla Magistrale oppure un 70enne fresco di pensione, la scelta del tipo di menù — tradizionale od innovativo — vi lascerà a bocca aperta (attenzione all’acquolina!).

Ps: un premio a chi si è accorto che queste sono 2 parole.

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  1. Provocazioni

Provocare è la migliore arte per stupire ed attirare le folle.
Credo sia questo — oltre all’ira della dirigenza del Partito Democratico — che ha pensato Marco Damilano riguardo alla nuova copertina de *L’Espresso* con su scritto “Cancellate il PD“.

Se Luca Sofri, poco prima, diceva che “i titoli di giornale sono sempre più alieni“, non aveva ancora aggiunto che questi sono anche sempre più provocatori.

Ma forse è giusto così: nella società delle fake news e della democrazia disinformata, forse leggere o vedere una provocazione può ancora aiutare a far ragionare le persone su quello che ci circonda.


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  1. Ritmo

Di ritmo ne parla tranquillamente Christian Rocca, ex direttore de IL Magazine ed ora firma della Stampa.

Non parliamo però di musica o ballo, ma dei ritmi di uscita di un giornale che cambiano estremamente quando si passa da mensili a quotidiani.

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Christian ne parla con Francesco Franchi, suo ex art director, che non ha solo reso IL Magazine un ottima rivista a livello grafico, ma ha anche introdotto un nuovo modo di vedere i processi decisionali e gestionali della carta stampata all’interno di una redazione, mettendo di pari piano aspetto e contenuto.

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  1. Guscio

La grafica non è nulla senza il contenuto, ed il contenuto non è nulla senza la grafica 

Parlano Christian e Francesco che raccontano quanto sia importante dare un ‘guscio’ estetico all’informazione di oggi — soprattutto in un momento di crisi dell’editoria.

Il guscio intriga ed alletta per poi dischiudersi e mostrare i propri tesori fatti di parole, immagini, titoli e didascalie.

Se si vuole fare informazione e parlare di futuro, forse il concetto di ‘Designing News‘ non è una brutta strada da intraprendere.

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  1. Leggibilità

Questa parola mi sta molto a cuore — essendo grafico.

Mentre Francesco Franchi racconta il restyling de La Repubblica, racconta anche di come tutto sia partito dal nuovo font intitolato ad Eugenio Scalfari: l’Eugenio Serif.

Mentre vengono mostrati le font precedenti con quelle attuali, Christian Rocca esordisce con:

Vi sembreranno uguali, perchè lo sono 

La leggibilità di un testo si basa tutta sul tipo di carattere adottato per scriverlo, ed è una splendida metafora del futuro: la chiarezza del nostro futuro non si basa sulle similitudini, sull’avere vite uguali agli altri, ma sul saper scegliere gli strumenti migliori per dissipare le incertezze.

E comunque Franchi risponde:

Sono diversi.  (piccola rivincita ai grafici)


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  1. Insicurezza

Tutti noi nella vita siamo e siamo stati insicuri di qualcosa. Di noi, degli altri, di questo e di quell’altro.

“Parlarne tra amici”, scritto da Sally Rooney e citato durante l’ultimo talk della giornata, ci parla proprio di questo.

Alla fine siamo tutti un pò la Frances (protagonista) di turno, ma bastano poche piccole cose per trasformare la nostra insicurezza in rinnovate certezze e felicità, e se volete altri dettagli…. beh dovrete leggere il libro della Rooney!


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