Lo scandalo di Cambridge Analytica? Tutti sorpresi, tutti scandalizzati. Noi no. Perché quando hai a che fare tutti i giorni con Facebook, per lavoro principalmente, sai che tutto ciò che è successo rientra nella norma.
Facebook, per chi non lo sapesse (come i senatori del Congresso USA), sopravvive economicamente di advertising e questo implica che lo sanno fare davvero bene.

Advertising su Facebook vuol dire targeting che vuol dire che siamo tutti profilati

in base ai nostri like alle pagine, ai commenti che abbiamo lasciato, ai nostri dati demografici, al lavoro che facciamo e anche alla lingua che utilizziamo, e non c’è da stupirsi: ogni azione che facciamo su Facebook è schedata.
Ora è proprio un dato di fatto, non è per essere complottisti.
Mark Zuckerberg è sostanzialmente stato messo alla berlina durante la sua testimonianza al Congresso, e si poteva percepire il suo disagio fin da qui. Ha dovuto spiegare come funziona l’internet a una generazione di politici senza apparenti competenze digitali e si vedeva che era in palese difficoltà, non perché non sapesse cosa rispondere, ma perché doveva sforzarsi a non parlare il nerdese così che potessero capirlo.

Ora Zuckerberg non sarà un santo e Facebook ci nasconde non si sa quanti altri misteri, ma qui il problema è l’alfabetizzazione digitale e ancora di più il gap generazionale.

I millennials, come noi, e gli appartenenti alla generazione zero sono pienamente consapevoli che i loro dati ormai sono dappertutto.

Basta lasciare una mail, basta cercare un paio di infradito su Zalando e sbam, veniamo tartassati da annunci pubblicitari. Non dico che sia giusto, ma in qualche modo ci siamo messi l’anima in pace. Sappiamo che non dobbiamo lasciare i dati della nostra carta di credito a sconosciuti, che non dobbiamo aprire le email sospette che finiscono nello spam e che non è vero che si vincono IPhone gratis cliccando sui banner.
Tutto questo mentre i cinquantenni piaga del web (i buongiornissimo per intenderci) utilizzano l’internet e Facebook in modo improprio, combattono contro i virus che si sono presi cliccando su quell’annuncio che prometteva soldi e sono quelli che si stupiscono se i loro dati sono dappertutto.
Sapete cosa vi ha fregato però su Facebook? Tutti quei test del tipo “Scopri come sarai tra dieci anni” oppure “Scopri l’iniziale del nome della persona che ti ama”, con cui voi (e anche io nella mia sconfinata adolescenza) permettete l’accesso ai dati del vostro profilo. È proprio da un test di questo tipo che Cambridge Analytica ha avuto accesso ai dati di milioni di americani.

Volete sapere se i vostri dati sono stati condivisi con Cambridge Analytica?

Facebook ha messo a disposizione una pagina per dirvelo. Intanto io vado a leggermi bene le Terms&Conditions del servizio, così da non stupirmi più di nulla.