Avete sentito parlare di Torino Graphic Days? Il festival dedicato al mondo della comunicazione visiva, della creatività e della sperimentazione grafica (leggete meglio qui). Durante questa seconda edizione, ho fatto parte dello staff e questo mi ha permesso di assistere alla sua realizzazione da un punto di vista privilegiato. Tra le varie mansioni che si susseguivano nell’entusiasmante scorrere di quei frenetici giorni, una di quelle assegnatemi riguardava l’assistere ad alcune conferenze per poi farne una breve sintesi.

Tra i talk a cui ho partecipato (non c’è stato ospite che non fosse anche un coinvolgente oratore!), quello che mi ha maggiormente colpito ha visto protagonista Alexander Tochilovsky, graphic designer e curatore del Lubalin Center di New York.

Tochilovsky inizia la conferenza con una domanda: la storia del graphic design fa la differenza? Per rispondervi dà inizio ad un viaggio indietro nel tempo, attraverso diapositive che mostrano le opere di Herb Lubalin, l’innovativo ed irriverente designer a cui è dedicato lo Studio newyorkese. Il curatore presenta alcuni dei lavori più importanti di Lubalin, soffermandosi in particolar modo sulle riviste che lo hanno visto protagonista, insieme all’amico e giornalista Ralph Ginzburg, di una vera e propria rivoluzione culturale nell’America degli anni Sessanta. Il racconto di Tochilovsky parte dal 1962, anno di fondazione di Eros magazine, il primo progetto in cui il genio di Lubalin veste i panni di direttore artistico. La rivista indaga i temi della liberazione sessuale, trattandola però con un delicato equilibrio che non scivola mai nel volgare. Tra le pagine del magazine finiscono anche il Presidente J.F. Kennedy, in quanto figura carismatica incredibilmente amata dalle donne, e l’icona del cinema hollywoodiano Marylin Monroe, che viene ritratta in pose provocanti ma giocose. «Attraverso questi scatti è restituito allo spettatore un ideale di umanità» commenta Tochilovsky. Il tema dell’erotismo, insomma, riesce a scrostare l’aura di sacralità persino dalle figure pubbliche ritenute più autorevoli ed irraggiungibili. Su Eros magazine viene inoltre trattato, attraverso una serie di meravigliosi scatti dal titolo Black and White, anche il tema dell’amore interraziale (un tema delicatissimo per l’epoca, dato che gli USA degli anni Sessanta sono dilaniati da continui e violenti episodi di razzismo).

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Dettaglio di una foto di Ralph Hattersley per “Black & White”
[Fonte: Pinterest]

L’avventura di Eros magazine termina in fretta a causa dell’intervento di Robert Kennedy, allora Procuratore Generale degli Stati Uniti, che accusa la rivista di violazione delle leggi federali (nello specifico: distribuzione di letteratura oscena). Ralph Ginzburg è condannato a cinque anni di carcere, ma ciò non gli impedirà di riprendere i suoi coraggiosi progetti. Poco tempo dopo, ancora  con la preziosa collaborazione di Lubalin, nasce Fact magazine; la rivista, dai caratteristici font di stampo giornalistico, offre commenti caustici su temi scottanti e controversi. Dal fare pungente sarà anche la rivista Avant Garde, in cui tuttavia domina un nuovo stile grafico, contraddistinto da disegni dal tratto infantile. Anche queste riviste destano scandalo e sono soggette alla censura.
«Non dimentichiamo» è l’appello finale di Tochilovsky. Sembra questa la risposta alla domanda iniziale: il coraggio di Ginzburg e Lubalin hanno fatto la differenza, divenendo gli apripista di una rivoluzione culturale che ha permesso maggiore libertà di espressione. La memoria, dunque, si propone anche in questo contesto come un esercizio essenziale che può impedire che armi come la censura, troppo spesso figlia di soffocanti moralismi, possa soffocare il genio e la creatività, fondamenti essenziali dell’innovazione.