fuori dal funnel

di Michela Borgis – Digital Journalism. Due parole (rigorosamente in inglese che, si sa, fa sempre figo!) dietro le quali si apre un mondo intero.

Con l’avvento del digitale, il giornalismo, come tante altre professioni, ha dovuto adattarsi e modificarsi per riuscire a tenere il passo con la variegata e sempre in movimento realtà virtuale.

Ormai essere una ‘buona penna’ non basta più. Non fraintendiamo, saper usare correttamente un congiuntivo rimane e rimarrà sempre un must have per ogni giornalista che si rispetti. Ma per svolgere bene il proprio lavoro serve anche altro.

Dalle verifica di notizie (in modo da evitare d’incappare nelle sempre più diffuse fake news) all’uso dei Social Network (Twitter su tutti), fino al brand journalism e ai diversi strumenti da utilizzare per aumentare il traffico su un sito e guadagnare anche con i contenuti online.

Insomma, chi più ne ha più ne metta. E al Web Marketing Festival sembrano avere le idee molto chiare sulle strade che si aprono davanti al nuovo giornalismo digitale.

A volte ritornano…

Progetto senza titolo

Le fake news, o bufale che dir si voglia, sono sempre esistite. È solo cambiato il mezzo di dif

 

fusione. Ora, però, sono diventate pervasive. Ma “se questa bolla sulle fake news, fosse a sua v

 

Lettori ansiosi di avere notizie e giornali che cercano di fare click dating possono essere una combinazione letale. E non possiamo nemmeno fare troppo affidamento sul Fact-Check, un’etichetta che Google stesso metterà sulle notizie verificate, come un marchio di garanzia per di attendibilità. Ma chi controlla i controllori?

In conclusione, che strumenti si possono mettere in campo per tentare di arginare il fenomeno delle bufale virali? Uno su tutti il buon senso: contare fino a dieci prima di condividere!

Esistono poi numerosi tools a disposizione per verificare una notizia:

  • Whois: consente di capire chi ha registrato il dominio di un sito e quando
  • Reverse Image Tiny, Izitru, Foto Forensics: per controllare dove sono scattate le immagini e se sono state modificate
  • Fistdraftnews per la verifica delle fonti

E i giornalisti? A loro conviene alzare il telefono in ogni caso.

Notizie a suon di ‘cinguettii’

Che le fake news abbiano trovato terreno fertile nei Social Network è un dato di fatto. Ma i SNS possono diventare degli utili strumenti per la diffusione di notizie ‘buone’. Tra tutti, Twitter è il SNS che ha raccolto più consensi tra i giornalisti e il mondo dell’informazione in generale.

“Capita sempre più spesso che le notizie vengano trasmesse prima con un tweet che non con un comunicato d’agenzia” racconta Pamela Ferrara, giornalista di Repubblica.

Quello che ormai viene definito come il ‘secondo schermo’ è probabilmente il SNS più difficile di tutti da usare, per via di quel limite dei 140 caratteri, che tutti conosciamo. Ma ci sono comunque alcuni accorgimenti che possiamo adottare per realizzare il ‘tweet perfetto‘:

  • brevità: limitiamoci all’essenziale, se avanzano caratteri, meglio
  • aggiunta di un link di approfondimento per aumentare l’engagement
  • utilizzo di UN hashtag, massimo due
  • la parola d’ordine è comunicare, devo avere qualcosa da dire!

E tutto senza dimenticare un pizzico d’ironia. Scherzare è il modo più immediato di entrare in connessione con gli altri!

Mai sentito parlare di contenuti on demand?

Let's put social media togood use and put a stop toonline bullying.

Alessandro Giagnoli, invece, ha toccato uno dei problemi con il giornalismo di oggi deve fare i conti. Ormai, si sa, è cambiato il nostro modo d’informarsi. I giornali si leggono sempre di meno e si apre Facebook o Twitter per sapere cosa sta accadendo nel mondo. E gli articoli vengono ‘trasferiti’ online. La principale fonte di revenue rimane, però, la pubblicità. Come posso far convivere queste due tendenze?

Ecco allora che subentra la necessità di generare traffico valido, della serie vade retro Bot. I metodi migliori in questo caso rimangono:

  • seo
  • social media
  • newsletter
  • content curator tool
  • advertising

Riportando il caso di Novella 2000, Giagnoli ha spiegato come sia stato possibile passare da 50.000 a 2.500.000 pagine viste al mese in soli 90 giorni. Il segreto? Contenuti on demand: scrivere gli articoli per soddisfare i bisogni informativi del momento. Più semplicemente, scrivere i pezzi in base a quello che cercano gli utenti, grazie all’utilizzo di un tool gratuito: app.trendsexplosion.com.  In questo modo, siamo sicuri di soddisfare la fame di notizie dei lettori, anche se si tratta di gossip.

Questi sono solo alcuni dei numerosi spunti per il Digital Journalism di cui si è parlato al Web Marketing Festival. E già da questa rapida panoramica appare chiaro di quanto il mondo dell’informazione stia vivendo. Tra problemi e opportunità, un grande mutamento. Perciò, #staytuned!!

michela b
Chi sono? Michela Borgis – Da sciatrice sui monti della Valle d’Aosta (e non solo) a studentessa di Comunicazione Pubblica e Politica a Torino. Questo in sintesi il mio percorso. Accanto alla passione per lo sci alpino, cerco di far convivere, tra equilibrismi vari, quella per il giornalismo e la fotografia. Perché fare solo una cosa, quando se ne possono fare due, tre, quattro o anche di più…?