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di Francesco Manzari 

Pronti, partenza, via: oggi giovedì 18 aprile comincia il Salone del Libro di Torino, edizione numero trenta. Tra gli ospiti non poteva mancare l’Università degli Studi di Torino, presente con lo spazio “Open Science”, completamente digitale e paperless: come si intuisce già dal nome scelto, l’esposizione di Unito intende sottolineare il valore della ricerca scientifica aperta e accessibile, per affrontare, con il contributo dei docenti e la collaborazione degli studenti, le problematiche più critiche dell’attualità e per promuovere una corretta informazione.

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La messa in atto del progetto, coordinato dal team del Progetto strategico d’Ateneo Innovazione e Competitività (PICTO), ha visto la partecipazione di oltre cinquanta studenti, che si sono impegnati nella realizzazione delle due attività centrali dell’area “Open Science”: brevi ma mirate conferenze su temi di attualità e spazio espositivo di alcuni prodotti della ricerca scientifica sia attuale che passata.

Incuriosito dall’iniziativa, ho avuto la possibilità di saperne di più direttamente dal responsabile del progetto, il Prof. Germano Paini.

Professor Paini, può dirci come è nato il progetto Innovazione e Competitività?

Il progetto Innovazione e Competitività è un progetto strategico d’Ateneo, voluto dal rettore Ajani e nato nell’ottobre 2013. L’obiettivo è quello di promuovere l’innovazione all’interno dell’Università coinvolgendo tutti coloro che gravitano attorno all’ateneo: studenti, docenti, ricercatori e personale amministrativo, per creare network in tema di innovazione e lavorare in raccordo con i diversi attori della comunità universitaria e della ricerca, dell’imprenditoria e delle pubbliche amministrazioni e dei finanziatori della ricerca. Cerchiamo di creare le condizioni ideali affinché le iniziative di Unito su temi innovativi possano essere coordinate e realizzate nel migliore dei modi.

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Perché questo approccio? E inoltre, può spiegarci meglio di cosa si occupa il team Innovazione e Competitività?

Riteniamo che l’innovazione possa essere definita come, e nasca dal, coraggio di pensare fuori dagli schemi. Ciò è vero negli ambiti più diversi: per quanto sia spesso associata alla tecnologia, all’innovazione è altrettanto rilevante anche in contesti diversi. Si pensi al campo sociale, al campo della medicina, al campo dell’agricoltura e molti altri: con il team PICTO cerchiamo di fare in modo che questo succeda all’interno dell’Università, seguendo la filosofia dell’Open, promuovendo le iniziative già esistenti e creandone di nuove. Tra le iniziative promosse dal team voglio citare #hackUniTO (2014), una maratona sull’innovazione finalizzata alla strutturazione cooperativa di progetti di diverse aree tematiche, dalla ricerca alla sostenibilità, che ha raccolto circa 1500 partecipazioni, e #hackUniTO for Ageing, il più grande centro della ricerca sull’Ageing in Italia: realizziamo con le imprese prodotti e servizi per un invecchiamento sano e attivo.

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Da che cosa nasce l’idea di portare l’Università di Torino a essere presente al Salone del libro a sostenere l’Open Science? Che cosa avverrà all’interno dello spazio dell’Università?

A mio modo di vedere, il dibattito sull’Open Science rappresenta oggi un argomento centrale a livello mondiale; così come viene definito dalla Commissione Europea, il concetto di Open Science rappresenta un nuovo approccio al progresso scientifico fondato sulla cooperazione e sulle nuove modalità di divulgazione della conoscenza, attraverso le tecnologie digitali e i nuovi strumenti di collaborazione. Abbiamo articolato l’attività al Salone del libro in due filoni: il primo, “Talking About: la scienza per capire il mondo”, prevede una ventina di conferenze per affrontare temi su cui la disinformazione può generare comportamenti scorretti nei cittadini e per inquadrare alcune situazioni oggetto di dibattito: siamo convinti che la ricerca scientifica abbia una parte fondamentale in questo senso. Ospiteremo incontri su temi diversi: giornalismo e modernità, vaccini e migranti, editoria digitale, citizen science, economia circolare, Europa. Il filo conduttore delle conferenze è rappresentato dalla volontà di fare chiarezza su argomenti rilevanti su cui spesso vengono diffuse le cosiddette fake news, informazioni scorrette e fuorvianti diffuse per manipolare l’opinione pubblica. Il secondo filone di attività, “Science with and for Society”, prevede una galleria di oggetti frutto di una ricerca che studia le grandi sfide delle società contemporanee e passate , e che contribuisce a realizzare soluzioni di interesse per aziende, enti, pubbliche amministrazioni e cittadini. I dispostivi e le tecniche che ci garantiranno un invecchiamento sano e attivo, le soluzioni per una corretta ed equilibrata alimentazione animale, la tutela del patrimonio culturale, l’uso della chimica per realizzare dispositivi sempre più facili da portare con noi, i nuovi utilizzi dell’open hardware, la coltura idroponica per l’alimentazione umana, sono alcuni degli esempi della ricchezza della ricerca realizzata dall’Università di Torino. Saranno presenti anche oggetti realizzati nel passato dai laboratori dell’Università di Torino: il Simulatore di volo di Herlitzka (1917) che fu utilizzato per selezionare i piloti dell’aeronautica e il Pletismografo di Mosso (1875) considerato il precursore delle moderne macchine della verità. Ogni conferenza e ogni oggetto della galleria della scienza saranno corredati dalla presentazione di un instant e-book di contestualizzazione dei temi in discussione, elaborato dagli studenti del Laboratorio dell’Incubatrice per l’Imprenditorialità Creativa e Culturale dell’Università di Torino.

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Un’ultima domanda. Quanto è Open, al momento e secondo lei, l’Università di Torino?

L’Università di Torino sente ancora il peso della tradizione e della consuetudine accademica che vuole la scienza chiusa ed orientata solo alla brevettazione, con ovvi effetti sulla disponibilità ad essere Open. Tuttavia, negli anni abbiamo avuto testimonianze della volontà dell’Ateneo ad aprirsi il più possibile: ne sono esempi l’#hackUniTO e la disponibilità a mettere a disposizione delle imprese alcuni dei laboratori dell’Università, per aiutare la ricerca e favorire il progresso, a beneficio di tutta la popolazione. Voglio sottolineare, inoltre, che l’Università di Torino è tra le prime in Italia ad avere un regolamento per la gestione delle pubblicazioni della ricerca, in modo che siano messe a disposizione della collettività con i progetti IRIS e AperTO. Si potrebbero fare numerosi altri esempi: sono ottimista, stiamo andando nella giusta direzione.