RULE

di Federica Ramires – @Fedeiscrazy

Messi, Iniesta e Neymar.

L’emozione di visitare un Camp Nou deserto.

La remuntada contro il Paris Saint Germain agli ottavi di ritorno di Champions League.

L’importanza di giocare nella partita di calcio con gli amici indossando la maglia del numero 9 blaugrana.

Sono tutte emozioni che qualsiasi tifoso sparso per il globo conosce bene e che fanno capo alla fede calcistica, un’amore irrazionale che ci fa sentire parte di una squadra… e non solo. E, infatti, il FC Barcelona è més que un club.

Si tratta del motto della squadra blaugrana, riferito alla prevenzione della società catalana, che durante il ventesimo secolo ha dovuto fare i conti con una dittatura intenzionata a cancellarne per sempre la lingua e la cultura. Sotto questa pressione, il Barça ha sempre supportato il sentimento di appartenenza catalano, cercando, attraverso lo sport, di espanderlo nel resto della Spagna e del mondo, diventando perciò una squadra di calcio simbolo di democrazia. Un senso di appartenenza al club blaugrana che, quindi, va ben oltre la semplice fede calcistica.

E proprio i valori del Barcelona, l’identità catalana e il ruolo dello sport nella veicolazione dei precedenti sono stati al centro della tavola rotonda che si è tenuta martedì scorso a Palazzo Nuovo, che si è visto riempire di nomi illustri per parlare di calcio e cultura. Fra questi, Ariedo Braida, responsabile delle relazioni internazionali del FC Barcelona, e Jordi Moix, dirigente del FC Barcelona. L’evento è stato organizzato dall’Institut Ramon Llull assieme all’Università di Torino e al partner strategico FC Barcelona – Sport Meet Culture International Programme.

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La tavola rotonda al completo per discutere sui valori veicolati dallo sport. 

Jordi Moix, con un mix di inglese e catalano, ha spiegato nel dettaglio la realtà socio economica del Barça, che si differenzia da ogni squadra a cui siamo abituati noi in Italia. Il club blaugrana è stato definito come un’esercito non armato della catalogna, perché ha sempre svolto un ruolo di promozione di determinati valori in maniera impattante, proprio come fanno gli eserciti. E in esso, il ruolo dei giocatori, proprio come per i singoli soldati pacifici, è fondamentale. Essi sono entità singole che fanno però parte di una squadra: l’individualità crea unità che genera spirito di squadra e che permette la veicolazione di determinate credenze. Il dirigente approfondisce poi le tre aree di azione del club: sociale, sportiva e territoriale. Dal punto di vista sociale, il club appartiene a 150 mila soci che partecipano democraticamente a tutte le decisioni della squadra, come ad esempio l’elezione del presidente, votato ed eletto collegialmente dai soci, oppure la ricostruzione e il rinnovamento dello stadio, che non avrebbe avuto luogo senza la consultazione di tutti i soci. Mentre altrove il club è proprietario, la gestione democratica è una specificità del Barça. Tutto è più complesso, ma questa forte concezione è il riflesso di una filosofia di pensiero. Altra specificità è la particolare attenzione al vivaio. La squadra, infatti, tende a sviluppare i talenti catalani fin dalla più giovane età. Anche questo viene fatto per coerenza con i valori che il Barcelona vuole trasmettere e che devono essere rappresentati in primis dai suoi giocatori. Evidente anche nella scelta di giovani promettenti locali, dunque, il fortissimo legame indennitario con il territorio della Catalogna del club blaugrana.

È bene anche ricordare come il FC Barcelona abbia un fondo destinato allo sviluppo di iniziative socialmente utili. Oltre alla famosa collaborazione con l’Unicef, durante la tavola rotonda si è anche ricordata la campagna di donazioni messa in moto per costruire un nuovo centro di oncologia pediatrica all’ospedale di San Juan. Per l’iniziativa è stato girato uno spot in cui Messi fa tornare il sorriso a bambini malati di cancro e invita gli spettatori ad “unirsi ai coraggiosi” (#jointhebrave) per combattere assieme la malattia.

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La campagna per l’ospedale infantile di San Juan. Qui Leo Messi fotografato con due tratti neri sulla guancia, simbolo di coraggio.

L’incontro è stata un’occasione, dunque, per conoscere una realtà calcistica al di là della partita della domenica e per ricordare, inoltre, come lo sport assuma un ruolo fondamentale per la promozione di valori positivi e l’eliminazione dei negativi. Queste buonissime intenzioni miste alle fantastiche geometrie che si vedono in campo… più di un semplice sport!