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di @mollibet  – Elisabetta Molli

Stavolta scriverò un post serio ho detto.

Scriverò contenuti utili ho detto.

Scriverò contenuti talmente utili che potrebbero essere la base per un esame.

E INVECE…

Stanotte ho fatto un sogno che mi ha ispirato.

Certo NON vi racconterò di aver sognato Alessandro Cattelan che mi abbracciava mentre Linus mi aggiustava la bici che si era appena distrutta, non so per quale motivo, ma sicuramente non è difficile da credere visto che il soggetto in questione sono io.

Insomma non vi dirò che ascoltare Radio deejay mi nuoce gravemente alla salute (mentale), ma che questa stazione radio che ha compiuto (e festeggiato alla grande) i suoi 35 anni è l’esempio perfetto di come un mezzo di comunicazione tradizionale sia riuscito ad evolversi ed a integrare i nuovi strumenti digitali con grande, anzi grandissimo successo.

La radio nasce come media di intrattenimento ovviamente, ma per il campo della comunicazione viene considerato uno strumento fondamentale per le Pubbliche Relazioni.

Gli strumenti delle PR tradizionali, che sopravvivono nelle digital PR sono di tre tipi:

–          Strumenti scritti: la news e il comunicato stampa rimangono la base dell’intera attività per un professionista del campo. L’unica differenza sta negli attori che il digital PR deve considerare come i suoi interlocutori, ovvero i giornali online/blog, i singoli utenti e le community.

–          Strumenti di parola: gli eventi, considerando che il digitale ha rafforzato e amplificato la portata dell’evento classico, che rimane l’occasione di incontro fisico per antonomasia, con vari interlocutori. Ha un ruolo fondamentale anche la radio, spesso sottovalutata, ma molto utile proprio perchè solitamente, chi accende la tv non per forza si ferma a guardarla, mentre chi accende la radio solitamente è in macchina e tende ad ascoltare con più attenzione.

–          Strumenti d’immagine: contenuti come foto e video sono più immediati e facilmente condivisibili dagli utenti.app

Questi sono solo alcuni degli ingredienti per creare una buona comunicazione, tornando a Catt.. , volevo dire Radio Deejay, possiamo vedere benissimo come li abbia utilizzati per rimanere sulla cresta dell’onda.

1)   WEB: ha creato una pagina web dove scrive contenuti di attualità trattati nei programmi, informazioni sui conduttori, poadcast e si può ascoltare la radio in diretta.

2)   SOCIAL: Ha creato una pagina Facebook dove condivide tutti i contenuti del suo blog, ma anche notizie curiose di altri siti. Pubblica immagini di backstage e dirette di alcuni spezzoni di programma radiofonico, soprattutto quando ci sono ospiti importanti. Ovviamente hanno aperto anche un account Instagram e YouTube che, direte voi, cosa c’entra con la radio? Assolutamente niente, ma porta traffico, si perché i conduttori ormai sono delle vere star e pubblicare foto ufficiali e non, fa davvero impazzire i fans!

3)   APP: eh si, c’è anche la app che riprende i contenuti del sito, ma hai anche la possibilità di scrivere direttamente i messaggi (anche quelli vocali sììì) alle trasmissioni.

4)   COMMUNITY: come dice il loro claim “One nation. One station. One love.” E non si può non ammettere che quando deejay chiama (quasi) una nazione risponda.

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Ed è questo il loro vero segreto: sono riusciti a creare una comunità virtuale quindi online che si incontra anche offline. Si perché Radio Deejay non si limita a festeggiare il suo compleanno con una mega festa-spettacolo con tanto di nome azzeccatissimo Party like a Deejay, ma ogni anno organizza anche una corsa per le strade di Milano la Deejay Ten (la prossima sarà a Bari) che vede migliaia di ascoltatori materializzarsi e correre con i propri idoli radiofonici.

Ascoltare la radio per me è come fare una chiacchierata con i tuoi amici più cari, quelli che conosci da una vita e che riescono sempre a tirarti su di morale, quelli che puoi andare a trovare quando vuoi…l’indirizzo in questo caso è Via Massena 2 (Milano) e se volete fargli visita vi ospitano tutti i venerdì con Follow Deejay.

Non mi rimane che portare la bici a Linus, magari è la volta buona che aggiusto la luce davanti (e che vedo Cattelan, ma questa forse è una di quelle cose che NON vi dovevo dire).