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di Elisabetta Molli – @mollibet

“Fare il freelance è un po’ come essere single, non sai mai se l’hai deciso tu o te l’hanno imposto”

All’improvviso, durante la terza edizione delle Nuove Professioni Digitali , tutta la sala scoppia in una fragorosa risata. Questa è Gioia Gottini, con ironia ci spiega tutti i lati positivi e negativi di essere una freelance come il tema della flessibilità: “possiamo lavorare quando vogliamo, negli orari che decidiamo noi, ma vuol dire sapersi organizzare molto bene e lavorare anche il giorno di Natale se il cliente ha bisogno!”

Gioia infatti è una freelance che si definisce coltivatrice di successi, in particolare aiuta le donne che vogliono mettersi in proprio a realizzare il proprio business. Nel suo blog si possono trovare moltissimi consigli utili per migliorare il proprio biz,  per utilizzare al meglio gli strumenti digitali e trucchetti per aspiranti blogger.

Ma perché proprio le donne?

La sua storia ci aiuta a capirlo, da madre e lavoratrice che è riuscita a conciliare le due cose facendo la freelance ha deciso di aiutare anche altre donne facendo di questo la sua missione, possiamo dire come una moderna Wonderwomaaaaaan!

La sua specialità è il personal branding che definisce come l’unione tra la propria personalità e i problemi che si risolvono. Questo è il segreto. Puntare sulla propria personalità e i propri punti di forza di cui però bisogna essere assolutamente consapevoli, anche per presentarsi in modo giusto alle aziende.

“Se sapete fare bene qualcosa probabilmente questo sarà utile a risolvere un problema quindi voi sarete la soluzione!”

Dobbiamo coltivare le nostre idee, formarci e informarci…COLTIVARCI insomma, come dice Gioia, perché in ogni scelta che facciamo, lavorativa o no, dovrebbe esserci un valore aggiunto, un qualcosa che ci spinga a farlo tutti i giorni. Dobbiamo cercare di capire qual è la nostra mission, che non è solo legata al mondo aziendale, ma può diventare la nostra “ragione di vita” perché per fare bene qualcosa, qualunque cosa, dobbiamo crederci fino in fondo.

Gioia conclude così e la seguo anch’io perché la realtà a volte è migliore del classico “e vissero per sempre felici e contenti”:

 “LA PASSIONE PAGA, NON BASTA, MA DOVREBBE ALMENO ESSERE UN PUNTO DI PARTENZA!”