Di Giulia Carminati – @GC_Carminati

the

È sabato, fuori fa freschino, i postumi del venerdì sera si sentono, ma non mi do per vinta. È l’ultimo weekend per visitare il Mondo di Steve McCurry, e non ho intenzione di perdermela.

Sarà la location, sarà la passione per la fotografia, ma io sono già inebriata dai colori e dai suoni della mostra. Chiudete gli occhi e immaginatevi il cosmo, l’universo, un turbine di espressività, rumori e odori. Ora apriteli. È qui, così come lo avevate immaginato. Con un solo scatto, siete stati stregati. Ecco a voi, Steve McCurry.

È un’icona, un punto di riferimento. La sua voce risuona in ogni dove. Il colore, l’empatia e l’umanità delle sue foto rendono le sue immagini indimenticabili. In ogni scatto il reporter statunitense (nato a Philadelphia nel 1950) ha racchiuso un molteplice universo di esperienze e di emozioni.

La mostra, allestita nella Citroniera delle Scuderie Juvarriane nella Reggia di Venaria, comprende una selezione di oltre 250 scatti, raccolti nel corso dei suoi 35 anni di carriera. Un caleidoscopio dove si mescolano età, culture, etnie, in virtù di un attimo che McCurry ha saputo cogliere con straordinaria intensità.

Il percorso espositivo, curato da Biba Giacchetti e da Peter Bottami – in collaborazione con Civita, con il sostegno di SudEst57 e Lavazza – propone un lungo viaggio nel mondo di Steve McCurry, dall’Afganistan all’India, dal Sudest asiatico all’Africa, da Cuba agli Stati Uniti, dal Brasile all’Italia, attraverso il suo vasto e affascinante repertorio di immagini.

Il Mondo di Steve McCurry – Reggia di Venaria

«A chi non mi conosce, a chi non conosce il mio lavoro, direi che è un viaggio tra popoli, paesi e culture che ho incontrato. In tutto il mondo le persone vogliono apparire nel modo migliore, io cerco di raccontare le differenze ma anche le influenze reciproche. La mostra è in fondo il mio personale diario di viaggio».   

Il viaggio, diventa così fonte di ispirazione, perché “il solo viaggiare e approfondire la conoscenza di culture diverse, mi procura gioia e mi dà una carica inesauribile”. Dal 1979, suo primo viaggio in Afganistan, McCurry ha continuato a scattare fotografie mozzafiato in tutti i sei continenti. I suoi lavori raccontano conflitti, culture, e tradizioni, mantenendo al centro l’elemento umano.

Passeggiando per la Citroniera ci si immerge in un mondo fuori dal tempo e dallo spazio, in cui le parole di McCurry sono la colonna sonora che accompagna il visitatore. «Uno degli aspetti più importanti che ripeto sempre a me stesso è cercare situazioni ed essere coinvolto in cose che mi appassionano, di cui mi prendo cura, storie che hanno un senso per me. Per fare al meglio il tuo lavoro lo devi fare con passione, coinvolgendoti in situazioni in cui credi, che danno un senso alla tua vita. Il mio lavoro, la mia arte, la mia fotografia, è qualcosa da cui non posso sfuggire. È qualcosa che faccio fino all’ultimo respiro. Andiamo avanti perché questa è la nostra vita e questa è la nostra passione, che ci dà energia, è qualcosa che dà un senso e uno scopo alla nostra vita, e non vorremmo mai smettere di mangiare, di dormire e di respirare. È così che faccio il mio lavoro.» 

Le immagini sono state mescolate, sospese, appese su un telo bifacciale, in modo che il visitatore potesse sentirsi libero, libero di intraprendere qualsivoglia sentiero, libero di dedicare il giusto tempo ad ogni storia. L’idea di fondo è indurre il visitatore all’interno di un macro cosmo, permettendogli però di prestare attenzione a una o massimo due immagini contemporaneamente.

Il continuo rimando al dialogo, reso esplicito attraverso l’utilizzo del telo, fa si che due persone in contemporanea, nello stesso luogo, vedano due immagini completamente opposte. È così che McCurry presenta un aspetto forte, drammatico, contemporaneo. Il visitatore non può che inciampare nell’attualità del nostro mondo. Due facce di una stessa medaglia. Felicità. Ricchezza. Povertà. Dolore.

«Volevo prendere parte alla conversazione. Essere testimone diretto delle cose che ho visto… È stata un’incredibile corsa, la mia vita è stata incredibile e io sono grato di aver deciso di intraprendere questo viaggio.»